Quando ha avuto in mano la prima copia del suo libro, “La Scordanza”, Dora Albanese mi ha scritto: “Ecco il mio terzo figlio”. Per una scrittrice o uno scrittore che esordisce con il suo primo romanzo è proprio così: un’esperienza di genitorialità letteraria. Se poi si aggiunge che a scrivere questo libro edito da Rizzoli è una giovane donna nata in Basilicata e trapiantata nella capitale che sceglie di raccontare la sua terra e la femminilità scavando nelle viscere di entrambe, siamo di fronte ad un “caso” letterario.

Primo romanzo. Quanto è difficile oggi a 32 anni scrivere un libro, trovare una casa editrice importante che lo pubblichi, pensare a come farlo conoscere?
“Scrivere un libro è sempre difficile. Scrivo racconti da quando avevo 24 anni. Nel 2009 ho pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “Non dire madre” con la casa editrice “Hacca”. Per me è stato difficile e impegnativo scrivere un libro con un senso chiaro, un’urgenza, una confidenza con le emozioni e i punti e virgola, un libro che potesse accogliere contraddizioni e lacerazioni dei personaggi e del loro mondo interiore. E’ stato complesso scrivere un libro che è solo un libro e non un tentativo di sceneggiatura e poi di fiction e poi di rappresentazioni teatrali e poi e poi e poi… Case editrici? Un giorno Michele Rossi editor Rizzoli dopo aver letto i miei racconti mi contattò, proponendomi di entrare a far parte della loro squadra ed eccomi qui, a esordire con loro. Credo ancora che il passaparola sia il mezzo più  giusto per fare pubblicità a un libro”.

Da quanti anni avevi in testa questo romanzo?
“La scordanza” nasce nel 2010… non è stata una storia semplice da raccontare, spesso il dolore di Caterina (la protagonista ndr) mi invadeva”.

Perché un romanzo e non un libro di narrativa per il tuo esordio negli scaffali delle librerie? Più facile partire con un romanzo per conquistare il mondo editoriale?
“Al romanzo bisogna arrivarci con consapevolezza e responsabilità. Sugli scaffali delle librerie oggi arriva di tutto… ma è il dorso del libro, il titolo che conta!”

Un romanzo che parla molto della tua terra: la Basilicata. Hai voluto raccontarci delle sue viscere, dei suoi luoghi più nascosti, più reconditi. E’ stata la tua fonte di ispirazione o l’hai scelta per ambientare una storia che avevi già in testa?
“La scordanza” si sviluppa  in Basilicata, a Muggera  un paese morso ai fianchi dal dolore che “puzza” e da uomini violenti e da donne che profumano di lacrime e candeggina. Come dice la scrittrice Fabrizia Ramondino “sono stata di casa altroce” un lapsus che fonde altrove con atroce, il mio sud, in sostanza.

La scrittura fa parte di te, della tua vita. Scrivi poesie, romanzi. Scrivi anche su Twitter e non banalità. Può il digitale aiutare una giovane scrittrice?
“Il digitale è l’alternativa giusta per chi non ama seguire le presentazioni, entrare in libreria lasciare il proprio divano. Twitter Facebook e diavolerie simili servono a fare della propria vanità un lavoro. Sono donna e chiedo un verso. Per questa ragione la scrittura fa parte di me”.