Prima la manifestazione di fiducia nella buona fede di Vladimir Putin, che “ogni volta che mi vede mi dice che non si è immischiato” nelle presidenziali Usa e “credo davvero che quando me lo dice lo pensi davvero”. Poi, di fronte alle critiche degli 007 statunitensi, una mezza marcia indietro: “Credo molto nelle nostre agenzie di intelligence“. Convinte che le interferenze russe nel voto dello scorso anno ci siano state eccome. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in visita ufficiale in Asia, scivola sul Russiagate suscitando nuove polemiche in patria.

Dopo il nulla di fatto per un incontro bilaterale, sabato i leader di Stati Uniti e Russia avevano avuto brevi scambi di battute a margine del vertice Apec e quando gli è stato chiesto dai giornalisti se avessero parlato anche del Russiagate, l’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato: “Credo che Putin sia convinto che né lui né la Russia abbiano interferito nelle elezioni. Penso che si senta offeso da queste accuse. E questo non è buono per il nostro Paese. Non posso stare lì a discutere con lui, devo discutere di Siria e Ucraina”. Parole che hanno suscitato l’immediata reazione del direttore della Cia, Mike Pompeo, che in un comunicato ha ribadito la posizione dell’intelligence americana, secondo cui Mosca interferì nella campagna elettorale

Posizione condivisa da tutte le agenzie di sicurezza: “E’ sconcertante che il presidente Trump non abbia richiamato il presidente russo Putin per aver interferito sulle elezioni Usa“, ha affermato l’ex numero uno degli 007 James Clapper alla Cnn, sottolineando come “Putin è impegnato a minare il nostro sistema, la nostra democrazia e l’intero processo che fa funzionare il nostro Paese”. “Cercare di dipingere Putin in un’altra maniera è sorprendente e mette il nostro Paese a rischio”, ha concluso. “Il presidente dovrebbe vergognarsi“, ha ribadito anche l’ex capo della Cia John Brennan,  che non usa mezzi termini: “Per qualche ragione il presidente Trump appare intimidito da Putin, impaurito da quello che potrebbe dire o che potrebbe venir fuori sulle indagini” e rileva come le parole del tycoon “dimostrano al presidente russo che può essere condizionato se ci si appella al suo ego e si punta sulle sue insicurezze. Questo è molto, molto inquietante, un pericolo per la sicurezza nazionale

Così domenica Trump in uno dei tweet postati da Hanoi a conclusione del suo tour in Asia ha ritrattato a metà. Salvo prendersela, poco dopo, con “gli haters e gli sciocchi” che mettono in dubbio i suoi sforzi di migliorare le relazioni con la Russia. Secondo lui infatti le accuse di interferenza russa sarebbero “opera dei democratici”. Il presidente ha accusato i critici di voler “giocare alla politica” facendo male al Paese e ha fatto chiaramente intendere di non voler tornare sulla questione. Ha poi suggerito che l’inchiesta in corso sul Russiagate starebbe deteriorando i rapporti tra Usa e Mosca e potrebbe ostacolare gli sforzi di risolvere le crisi mondiali, come in Siria o con la Corea del Nord.

Da parte sua, Putin ha definito “estremamente corretto e amichevole il comportamento del presidente americano”, sebbene “i rapporti tra Russia e Stati Uniti non siano ancora usciti dalla crisi”, anche se Mosca è “pronta a voltare pagina e a guardare avanti”.