Vorremmo suggerire a Netflix e Sony, come a tanti altri produttori/distributori hollywoodiani che, grazie a portentosi software di ultima generazione, Kevin Spacey potrebbe essere cancellato dai film che ha interpretato nel passato. Sarebbe davvero un grande sollievo. Togliere di torno un molestatore seriale che nemmeno sul 20 barrato nel traffico all’ora di punta. Ad esempio in American Beauty si potrebbe decidere di farlo diventare un fantasma un po’ come Bruce Willis ne Il sesto senso. In questo caso lo si potrebbe proprio cancellare dalle decine e decine di scene con Annette Bening e Mena Suvari che parlano ad una sorta di entità invisibile. Un fantasma della loro sessualità inespressa o ancora da sviluppare con cui interloquire a vanvera.

Un’operazione pop, quasi warholiana, che potrebbe davvero far rinascere il film a nuova vita, senza mostrare le stigmate del mostro. E che dire de I soliti sospetti? Tanto la particina di Spacey nel computo totale del minutaggio non è così elevata. Si tagliuzza qua e là qualche sequenza. E se ci pensate se scomparisse del tutto il pippone su Keyser Soze si aprirebbe addirittura una via nuova alla soluzione dell’intrigo. In Seven ancora meglio. Eliminando Spacey/John Doe ci togliamo di torno l’agnizione che zavorra l’ultima parte del film e che anzi darebbe al senso degli omicidi compiuti un tocco più metafisico come fosse un film di Tarkovsky. Più complicato eliminare Spacey da House of Cards, ma voglio dire con un abile trucco, magari un po’ da destrorsi invece di cancellarlo lo si potrebbe ricolorare di nero come fosse un Obama cattivo. Frank Underwood si trasforma in un attimo in Frank Brown Underwood. Basta scurirlo un po’ e un genitore afroamericano aggiunto in digitale che parla della malvagità del figlio e il gioco è fatto. Nessuno potrà mai più riconoscere Spacey.

La damnatio memoriae è servita. Chiaro, la cancellazione delle future stagioni di House of Cards ci stava anche. Ma non far uscire mai più Gore Vidal (prodotto da Netflix) e rigirare le scene con Spacey in Tutti i soldi del mondo (Sony) sostituito da Plummer sono scelte davvero ridicole. Quale tribunale ha deciso la pena? Prima delle accuse di molestie, poi adesso di violenza sessuale, nessuno diceva nulla, anzi, sfruttava la popolarità del divo. Adesso tutto ciò che è marchiato dall’attore è peste pura. Pensare che ci sia qualcosa di eticamente pregevole in queste decisioni è da ipocriti. Semmai aleggia un disgustoso moralismo ritardatario da sepolcri imbiancati tutti tesi alla protezione del portafogli. Ad ogni modo parliamo di accuse. Quindi si vada in tribunale e se le prove ci sono si faccia giustizia, si incateni la bestia, si infligga la pena più sensata per il reato commesso.

Se però poi un giorno Spacey ne esce processualmente pulito, e tutte le palpazioni da girone infernale subite da decine e decine, forse domani centinaia, di assistenti, comparse, e sottoposti, che facciamo? Ci rendiamo conto che la foga da caccia alle streghe nel cancellarlo dalla memoria collettiva era un pochino esagerata? In questi giorni si è persino pompato lo scandalo di Spacey sullo yatch con venti ragazzi al largo delle coste campane e tipo un paio di questi che scendono per via di un clima da orge alla 120 giornate di Sodoma. Roba che quando la fa DiCaprio con venti donne tutti a darsi di gomito. Mentre qui c’è la checca isterica, il gay privo di senno e depravato che, mentre lo accusano di nefandezze degne dei quattro protagonisti del censurato film pasoliniano, se ne frega e se la gode. Ebbene, lo scriviamo e non vogliamo storie perché è un principio insindacabile: Spacey su quello yatch fa quell’accidente che gli pare. E se qualcuno non vuole salire non sale. E se qualcuno non gradisce essere palpato tira un pugno sul naso a Kevin, chiama la polizia, e scende dalla nave. Tutte azioni da compiere subito, appena accadono, immediatamente. Non tra trenta anni, venti o dieci. Anche se nessuno osa dirlo: un tempo troppo lungo per amnesie e paure di massa.