THE SQUARE di Ruben Ostlund. Con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West. Svezia 2017. Durata: 139’ Voto 4/5 (DT)

Stoccolma. Lo stiloso liberal 40enne Christian, direttore del museo d’arte contemporanea X Royal, sta per inaugurare una nuova opera che s’intitola “the square”. Un quadratino di asfalto ricavato dal porfido del piazzale antistante, “santuario di fiducia e altruismo dove al suo interno tutti hanno gli stessi diritti e doveri”. Peccato che in mezzo ad una piazza affollata al bel direttore, dopo uno scontro tra più persone che sembra una farsa, gli rubino smartphone e portafoglio. La reazione a catena innescata dal suo ricatto a degli abitanti di un palazzone periferico per farsi ridare il maltolto, metterà in discussione tutti i suoi sani principi progressisti di comprensione e vicinanza con il prossimo, oltre a far precipitare nello scandalo il museo che dirige. Al di là degli irresistibili tocchi satirici sul fasullo mondo dell’arte contemporanea e sull’etica del potere illuminato, Ostlund tesse una fitta struttura di suspense che si fa via via più stringente dal primo all’ultimo minuto di film basandosi semplicemente su rumori di fondo, improvvisi imbarazzi nei dialoghi e in scene con più comparse, nei fuori campo e nei fuori vista. Un’idea di cinema spiazzante e sospesa, che non sembra mai prevedere un vero e proprio risolutivo finale. Al centro, comunque, come in Forza Maggiore, c’è sempre la finitezza dei gesti, del pensiero e dell’etica dell’essere umano. Incapace di stare al mondo se non interpretando ruoli antropologicamente fittizi ripetuti in un infinito loop da installazione museale. Il ballo notturno con techno a manetta dentro al palazzo reale vale, in stile e simbolismi, dodici balconi romani al ritmo della Carrà ne La Grande bellezza.

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