L’unica fumata che si vedrà in Vaticano sarà quella del Conclave. Papa Bergoglio ha deciso che il Vaticano non venderà più sigarette ai suoi dipendenti a partire dal 2018. “La Santa Sede non può contribuire a un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone“, ha dichiarato Greg Burke, direttore della sala stampa vaticana.

Una decisione che inciderà anche sulle casse vaticane: “Le sigarette, vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano ad un prezzo scontato, erano fonte di reddito per la Santa Sede”. Ma il pontefice ha deciso di rinunciare a queste entrate perché, come spiega Burke, “nessun profitto può essere legittimato se mette a rischio la vita delle persone”. “Secondo l’organizzazione mondiale della Sanità – conclude il direttore della sala stampa vaticana – ogni anno il fumo è la causa di oltre sette milioni di morti in tutto il mondo”. La i cambiamenti dentro le mura della Santa Sede passano anche da qui.

Cardinali e sigarette – Si racconta che fu un cardinale spagnolo, nel Conclave dell’agosto 1978 che elesse il patriarca di Venezia Albino Luciani, a sdoganare la ‘bionda’ negli ambienti curiali. Vicente Enrique Tarancon, all’epoca arcivescovo di Madrid e fumatore incallito, preoccupato del fatto che, nei momenti di libertà, nessuno si accendesse una sigaretta, un giorno prese l’iniziativa. Di lì a breve altri fumatori seguirono l’esempio. Quando finalmente dal comignolo della Cappella Sistina uscì la tanto attesa fumata bianca con la quale si annunciava al mondo l’elezione di Luciani, un porporato americano – raccontò il cardinale belga Leon Joseph Suenens – chiese al neo eletto Papa di poter fumare. Giovanni Paolo I, preso alla sprovvista, riflettè per un istante, poi sorrise: “Eminenza, lei può fumare. A una condizione: il fumo deve essere bianco”.