Rudy Guede lavorerà all’esterno del carcere di Viterbo dove sta scontando una condanna a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. Sosterrà infatti un tirocinio della durata di un anno legato alla laurea in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale presso il Centro per gli studi criminologici (Csc). A scriverlo è il sito Tusciaweb in un articolo del portavoce di Guede.

Nel luglio del 2016, l’ivoriano si è laureato in carcere con il massimo dei voti nell’ambito di uno dei corsi dell’Università Roma Tre.
Guede, che ha già usufruito di diversi permessi premio grazie ai quali è anche tornato a Perugia, sarà nella sede del Csc – scrive il sito – quattro pomeriggi a settimana per tre ore al giorno (probabilmente già da martedì prossimo). Nel corso del tirocinio si occuperà essenzialmente di ricerche bibliografiche e della catalogazione dei libri della biblioteca del centro.
L’ivoriano, che ha sempre negato di avere ucciso la studentessa inglese, è rinchiuso nel carcere di Viterbo da dieci anni. Ha ottenuto la possibilità di svolgere il tirocinio all’esterno in base all’articolo 21 dell’ordinamento carcerario.

La studentessa inglese fu uccisa 10 anni fa a Perugia. Per la sua morte sono stati condannati e poi assolti in via definitiva Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Il dolore della famiglia Kercher nei giorni scorsi è stato affidato a una lunga lettera inviata da Stephanie, la sorella di Mez, al suo legale, l’avvocato Francesco Maresca. “Non sappiamo, e probabilmente non sapremo mai, nulla di nuovo – scrive – su ciò che le è accaduto. Sono delusa dal sistema giuridico italiano in quanto si è contraddetto più volte nelle sue decisioni, e non ha cercato nuove piste investigative”. Ma la sorella di Meredith e la sua famiglia sono anche “per sempre grati al popolo italiano per il suo supporto e la sua bontà nel ricordare Mez”. “Nel Meredith Kercher case – ribadisce Maresca – tutti sappiamo che Rudy Guede, l’unico condannato, non era solo ma sappiamo anche che per lo Stato non ci sono altri colpevoli“.

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