Il consiglio di presidenza del Senato ha sospeso 9 senatori dei Cinquestelle e la capogruppo di Sinistra Italiana Loredana De Petris per le “intemperanze” durante le sedute di Palazzo Madama in cui è stata discussa la riforma elettorale. In particolare la De Petris, capogruppo del gruppo misto e “capo delegazione” di Si al Senato, aveva occupato la sedia del presidente Piero Grasso durante una pausa dei lavori, dopo che il governo ha posto la questione di fiducia sulla riforma.

In particolare il senatore M5S Vincenzo Maurizio Santangelo è stato sanzionato con due giorni di interdizione dai lavori. Censura e interdizione per un giorno alle colleghe di gruppo Vilma Moronese e Paola Taverna. Un giorno di interdizione anche per i pentastellati Alberto Airola, Andrea Cioffi, Vito Crimi, Daniela Donno, Michele Mario Giarrusso, Stefano Lucidi e per la senatrice De Petris di Sinistra italiana. La sanzione della sola censura è stata comminata a Roberto Cotti, Sara Paglini, Sergio Puglia e Manuela Serra del M5s, a Pietro Ichino e a Francesco Russo del Pd e ad Alessia Petraglia di Sinistra Italiana.

Tutte le proteste (e le relative risposte, nel caso di Ichino e Russo) sanzionate erano dovute al ricorso alla fiducia deciso dal governo che così ha tagliato la discussione e soprattutto ha fatto cadere tutti gli emendamenti delle opposizioni. Proprio sulla legittimità del ricorso alla fiducia in materia elettorale è pendente davanti alla Corte costituzionale un ricorso del pool di avvocati che hanno già vinto le battaglie su Porcellum e Italicum: i giudici si riuniranno il 12 dicembre.

Lucio Barani, capogruppo di Ala, voleva sanzioni più dure: “Grasso predica bene e razzola male, utilizzando due pesi e due misure e non rispettando minimamente il suo ruolo super partes nella gestione di tutto quanto avviene nell’aula del Senato – dice il craxiano in forza ai verdiniani – Lo ha già dimostrato più volte, ma le misure proposte contro quanti, nel corso dell’esame della legge elettorale, hanno impedito il regolare svolgimento dei lavori o si sono abbandonati a gesti oltraggiosi verso altri senatori sono a dir poco sconcertanti”. Le “punizioni” decise nei confronti dei senatori sono troppo blande, secondo Barani. “E’ un atteggiamento prepotente, ingiusto e a dir poco assurdo – ha spiegato ancora Barani – da parte di chi si professa erede di Falcone e Borsellino e per questo ho abbandonato la sceneggiata perpetrata in Consiglio di presidenza”. Di sanzioni, d’altra parte, Barani si intende: fu sospeso per 5 giorni due anni fa dopo che in Aula simulò una fellatio rivolto verso le senatrici del M5s (lui negò).