Hanno disertato gli spalti, mentre in campo la società omaggiava un tifoso di 98 anni sopravvissuto ai lager. Protagonisti dell’episodio, gli ultras della Lucchese, rimasti fuori dallo stadio Porta Elisa fino all’inizio del derby di serie C giocato in casa contro la Carrarese. Proprio nella zona di Porta Elisa che fa parte del tratto delle mura dove, il 4 agosto del 1944, le SS – dopo averlo costretto a scavarsi la fossa – fucilarono don Aldo Mei, 32 anni, colpevole di dare rifugio agli ebrei. Inutile ricordare, poi, che a pochi chilometri da qui è avvenuto l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.

L’immagine desolante della curva Ovest deserta non è passata inosservata, mentre il superstite Dante Unti, tifoso originario del paese vicino di Porcari, riceveva il gagliardetto della Lucchese dall’amministratore Carlo Bini. “Ci hanno preso a Dubrovnik i tedeschi – ha raccontato Unti in un’intervista al Tirreno – Ci hanno portato in Prussia Orientale, campo di concentramento Stablack 1 A. Quando si può dire che ci siamo trovati a camminare sui morti e veder ammazzare, dai tedeschi, i prigionieri così, a sangue ghiaccio… ragazzi, non c’è parole”. Solo quando la cerimonia è finita e Unti è uscito dal campo, la curva si è popolata di ultras e bandiere, anche nere, una delle quali riportava la scritta “La meglio Gioventù”. Il cronista Enrico Turelli ha provato pure a leggere un estratto del Diario di Anna Frank – com’è accaduto in tutti gli stadi di calcio dopo il caso della tifoseria laziale – ma i cori della Carrarese coprivano la sua voce. E il minuto di silenzio è finito in anticipo, quando dalla curva ovest qualcuno ha gridato “Forza Lucca” e l’arbitro, rassegnato, ha fischiato l’inizio della partita.

A Lucca fece notizia l’exploit alle Comunali di alcuni mesi fa di CasaPound che sfiorò l’8 per cento. E soprattutto non è la prima volta che la frangia più estrema della tifoseria mette in imbarazzo la Lucchese. Quest’estate alcuni ultras si sono esibiti in un saluto romano, nel selfie con l’arcivescovo Italo Castellani, che, pur ignaro dei gesti, dopo le polemiche seguite alla foto, si è detto “pastore di tutti. Un anno fa, il presidente della Lucchese, Andrea Bacci, si trovò a chiedere scusa alla famiglia dell’ex presidente della Repubblica – e partigiano azionista in gioventù – Carlo Azeglio Ciampi per i fischi che arrivarono dalla curva rossonera durante il minuto di silenzio in ricordo subito prima di una partita con il Livorno.

In questa parte di Toscana, il calcio non è l’unico sport macchiato di nero. L’hockey di Forte dei Marmi ha appena rinunciato allo sponsor, accusato di simpatie di estrema destra. “Al prossimo derby Anna Frank con la maglia del Centro” ha scritto sul suo profilo Facebook, a proposito del Centro, squadra rivale viareggina, Andrea Casali. L’imprenditore, che fino a pochi giorni fa sponsorizzava il Forte, faceva riferimento agli adesivi diffusi dai tifosi laziali. E’ scoppiato il putiferio e Casali si è giustificato dicendo che la sua era una “battuta”. “Per anni abbiamo sopportato o preso sottogamba certi aspetti della nostra tifoseria – ha dichiarato il presidente della squadra di hockey Piero Tosi, che ha subito tagliato i ponti con lo sponsor – e in questo senso abbiamo sbagliato: ora siamo pronti a tutelare la nostra immagine, anche per vie legali se lo riterremo necessario”. E intanto potrebbe arrivare presto il Daspo per 13 tifosi dell’hockey di Forte dei Marmi che il 30 settembre esposero sugli spalti del PalaSport di Viareggio uno striscione con il volto stilizzato di Hitler.

Il tutto accade mentre a Pietrasanta, nel cuore della Versilia che vanta sei comuni su sei insigniti della medaglia d’oro al valor militare, CasaPound ha appena aperto la sua terza sede in provincia di Lucca. Proprio a dieci minuti di curve da Sant’Anna di Stazzema, dove, nell’agosto del 1944, le SS, guidate da alcuni fascisti locali, trucidarono 560 civili. L’Anpi Versilia è corsa ai ripari, invitando le istituzioni ad applicare senza se e senza ma le leggi già in vigore che vietano l’apologia di fascismo. Ma per Luca Coccoli, presidente dei partigiani versiliesi, non basta. “Nel nostro Paese ci sono alcuni facinorosi che si sentono in grado di poter dire le loro, senza che il vicino di ombrellone, di posto sull’autobus, di stadio dica niente. Ci dovrebbe essere la risposta non solo delle istituzioni, ma anche della società civile, delle persone perbene – dice a ilfattoquotidiano.it – Come allora, anche oggi i buoni restano in silenzio, indifferenti. Il vero problema è l’indifferenza, che lascia spazio alla cattiveria di pochi. Un tempo sarebbero stati messi in minoranza i cretini che inneggiavano al Duce, ora sanno di poterlo fare perché godono di un certo favore nell’opinione pubblica”.