La Procura della Federcalcio accusa la Lazio e il presidente Claudio Lotito di aver infranto il codice di giustizia sportivo. Le accuse sono quelle di aver violato la lealtà sportiva (art. 1-bis) e aver compiuto atti discriminatori (art.11). La società romana adesso dovrà difendersi dall’accusa e presenterà la propria linea difensiva alla procura federale. Intanto la polemica sul caso degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma affissi in curva Sud da alcuni ultras della Lazio è continuata oggi sulle pagine de Il Tempo. Il quotidiano romano scrive che il significato della telefonata di Claudio Lotito – pubblicata in esclusiva dal quotidiano Il Messaggero – va rovesciato. Secondo quando riporta il giornale il presidente della Lazio – che è andato in sinagoga a depositare una corona in assenza dei vertici della comunità ebraica – usa la parola “sceneggiata” per denunciare proprio quell’assenza alla cerimonia.

Dall’altro capo del telefono infatti c’era Vittorio Pavoncello, presidente di una società sportiva, lo stesso Pavoncello che consiglia a Lotito di depositare la corona di fuori alla Sinagoga. Ma il presidente laziale, secondo il quotidiano, vuole evitare che la manifestazione non si trasformi in una sceneggiata senza la presenza del rabbino e del vice rabbino. Scoperto che i due non erano disponibili, Lotito usa quindi la frase incriminata: “Famo sta sceneggiata“. “Er vice rabbino ci sarà? Solo il Rabbino c’è? Non valgono un c…o questi. Capito come stamo. A New York er rabbino, er vice rabbino. Famo sta sceneggiata. Te te rendi conto”, questo lo sbobinato dell’audio con Pavoncello (che ha però poi smentito la ricostruzione de Il Tempo). A viaggiare al fianco di Lotito in aereo c’era il parlamentare del Pd, Dario Ginefra, che in qualche modo ‘scagiona’ il presidente della Lazio prima di ascoltare l’audio e puntualizzare, però. “Non ho simpatia sportiva per la Lazio e non ho da difendere alcuno – racconta in un lungo post su Facebook – ho visto un uomo preoccupato di difendere la sua società dal gesto di questi balordi. Alla Lotito questo è avvenuto con una difesa ruvida, per certi versi naif, ma non mi è sembrato che lui abbia mai usato l’espressione “sceneggiata” riferendosi al gesto riparatorio del giorno dopo, così come riporta la stampa nazionale”. “Iniziativa strumentale? Non lo so e non lo potró mai sapere, ma la foga con la quale si adoperava non mi sembrava, questa si, una sceneggiata”, argomenta ancora il parlamentare del Pd. L’idea di deporre la corona di fiori era nata dopo il caso dei volantini antisemiti. Un gesto che però ha generato ulteriori polemiche dopo la pubblicazione della telefonata di Lotito. La stessa corona di fiori è stata infatti gettata nel Tevere. “Un gesto spontaneo di alcuni ragazzi della Comunità indignati per le parole di Lotito” confermano dal ghetto.

Proseguono nel frattempo le indagini con la Procura di Roma che ha iscritto 12 persone nel registro degli indagati per istigazione all’odio razziale. Di questi, sei appartengono al gruppo ultras degli “Irriducibili”. Sono invece 20 le persone identificate dagli inquirenti della Digos di Roma e del commissariato Prati. Tra di loro anche un 46enne con precedenti penali e tre daspo a carico e tre minorenni, il più giovane dei quali ha solamente 13 anni e non è imputabile di reato. La procura di Roma ha poi trasmesso gli atti alla procura federale. Per i responsabili Lotito si è detto “assolutamente d’accordo” con l’ipotesi di un Daspo a vita definendolo “il comportamento di 15 scemi che non sanno cosa hanno fatto”. La procura Figc è in contatto con la procura di Roma per avere le carte necessarie all’istruttoria sportiva che dovrebbe essere chiusa in “tempi rapidi”.