La campagna elettorale di Matteo Renzi è iniziata con l’aumento di 400 euro mensili in più ai dirigenti scolastici, a regime dal 2020. La manovra 2018 non li ha dimenticati. L’ex premier che era convinto di persuaderli dando loro più potere, in realtà nella puntata precedente li aveva persi: anche i presidi si sono accorti che la cosiddetta “chiamata diretta”, così come il bonus premiale, sono un boomerang perché aumentano il loro lavoro invano. La manovra ha promesso briciole (85 euro lordi) agli insegnanti che sui venti Paesi dell’Unione europea censiti dall’Ocse figurano per i loro stipendi nella parte bassa della classifica, al di sotto della media, con differenze che aumentano sensibilmente con il crescere dell’anzianità di servizio.
Al contrario, ha costruito ponti d’oro per i dirigenti scolastici per allineare le loro buste paga a quelle degli altri vertici della pubblica amministrazione.

Nessuna battaglia tra poveri. Il problema è un altro. Secondo le tabelle dell’Agenzia di rappresentanza del pubblico impiego (Aran), oggi un dirigente scolastico guadagna in media poco più di 58mila euro lordi all’anno. Tanti? Pochi? Dipende. La questione è un’altra. I dirigenti scolastici sono chiamati a occuparsi della gestione delle risorse umane, dei bilanci delle scuole, della sicurezza degli edifici, della didattica, del rapporto con le imprese per scuola alternanza lavoro. E ancora: incontrano genitori, sindaci, assessori, si occupano della chiamata diretta e della distribuzione del bonus premiale, verificano i docenti alla fine del loro anno di prova. E chi più ne ha più ne metta.

Sono stati chiamati a diventare dirigenti di un’azienda, tant’è che non si chiamano più presidi. E così si trovano a fare i responsabili delle risorse umane, i pedagogisti, gli psicologi, gli ingegneri, gli assistenti sociali e altro ancora. Sono in grado di fare tutto ciò? In un’azienda seria ci sono figure diverse con compiti differenti e se il responsabile del marketing o quello del personale non vanno bene, l’imprenditore cambia squadra prima di far fallire l’azienda. Nella scuola è uno solo al vertice con più incarichi e se non va bene è l’unico a giudicare se stesso.

L’azienda-scuola nel frattempo fallisce, ma lui resta al suo posto. Il tema vero non è aumentare gli stipendi, ma togliere incarichi ai presidi (io d’ora in poi tornerò a chiamarli così perché la scuola non è un’azienda). Sono loro stessi a lamentare un eccesso di ruoli attribuiti loro in quest’ultimi anni. Sono arrivati al punto tale di trasformare la scuola in una “caserma” dove il generale deve avere tutto sotto controllo. Ne ho sentiti pronunciare queste parole: “Conta più la vigilanza della didattica”. Proprio ieri una collega mi scriveva: “Ciao Alex, cosa sta diventando la scuola in mano a dirigenti paurosi? Quest’anno ho proposto un progetto. La dirigente ci ha stoppati dicendo: ‘E’ pericoloso, poi si tirano addosso la borraccia, poi i genitori…’ Ogni anno ho sempre meno entusiasmo. Ci chiedono i compiti di realtà, ma hanno paura della realtà”.

Abbiamo bisogno di una scuola dove ci sia un responsabile delle risorse umane che si occupa veramente di valutare, organizzare, promuovere le risorse a disposizione. Abbiamo bisogno di un pedagogista nella scuola che elabori un piano dell’offerta formativa coerente con il territorio, capace di calare nella realtà gli insegnamenti di uomini e donne come don Lorenzo Milani, Maria Montessori, Alberto Manzi, Mario Lodi e tanti altri.

Abbiamo bisogno di figure che si occupino in maniera seria di elaborare progetti utili al reperimento di risorse per la scuola. Non abbiamo bisogno di un dirigente strapagato per assolvere compiti di cui non può avere le competenze: i presidi Superman sono roba da fumetto. Non solo. Conosco dirigenti straordinari che con la consapevolezza dei loro limiti e delle loro risorse si danno un gran da fare: penso a Roberta Mozzi a Cremona, a Daniele Barca a Modena, a Domenico Di Fatta a Palermo, alla dirigente dello Zen, a Ludovico Arte a Firenze, a Salvatore Giuliano in Puglia e a tanti altri ancora.

Ma molti altri presidi sono liberi di fare quel che vogliono (mobbing e offese ai loro dipendenti comprese nel pacchetto) senza aver alcuna conseguenza. Un esempio. Ve la ricordate la dirigente che aveva organizzato il “Gran ballo in epoca fascista”? Dove credete che sia? Ha solo cambiato scuola: dalla “Alessi” di via Flaminia all’istituto comprensivo di piazza Capri. E quell’altro che durante la festa di fine anno era salito sul palco del teatro della scuola e si era lasciato andare a uno scatenato ballo facendo finta di mettere le mani sulla sua studentessa? Pagata una multa di 350 euro e ancora lì al suo posto.

E ora questa gente guadagnerà anche 400 euro in più al mese.