“Forse il comitato del Nobel per la Pace ha voluto dare uno schiaffo non solo ai paesi nucleari coinvolti ad esempio nella crisi nord coreana, ma anche a quelli come l’Italia, che ospitano armi nucleari sul proprio territorio”. Parola di Francesco Vignarca di Rete Italiana Disarmo, un pezzo nostrano dell’International Campaign To Abolish Nuclear, quell’Ican che quest’anno ha vinto il premio Nobel per la pace. “Ci sono una cinquantina di testate nucleare sul suolo italiano, vicino Brescia. Sono prima di tutto un segnale politico”, spiega Fabrizio Battistelli di Archivio Disarmo in occasione di una conferenza stampa del premio giornalistico Colombe d’Oro conferito a Lucia Goracci di RaiNews, alla freelance Nancy Porsia e a Michele Rech a tutti noto come Zerocalcare. “Un’eredità di guerra fredda che aveva poco senso all’epoca, e che non ne ha nessuno oggi”.

Grazie al Nobel “abbiamo attenzione da parte dei media e dei cittadini. Sembrava un’utopia ma il 7 luglio al palazzo di vetro è stata approvata a larghissima maggioranza una bozza di trattato per proibire l’arma nucleare che adesso gli Stati stanno sottoscrivendo”. L’Italia non ha ancora firmato: “Dice che non firma perché lo smantellamento va fatto giorno per giorno con i paesi che hanno l’atomica. Ma questo è un approccio che si è tentato per 30 anni e che per 30 anni è fallito”, dice Vignarca. “Sono certa che l’Italia si unirà al trattato, e sarà un grande giorno”, dice da Ican Susi Snyder.

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