“L’università non serve a niente, adesso bisogna fare pratica”. Così gli rispondevano i vari studi di architettura mentre gli proponevano stage non retribuiti o pagamenti in nero”. Ma Luca Robustelli non c’è l’ha mai fatta ad accettare. “Mi sono trasferito all’estero per avere l’opportunità di essere pagato e avere un regolare contratto di lavoro. Sembra stia parlando del minimo, ma in Italia è proprio quello che manca a noi giovani”. Luca quasi ogni sabato mattina si sveglia con la voglia di fare un giro per il centro storico di Napoli, bere un prosecco e perdersi nei vicoli caotici della città che l’ha ospitato ai tempi degli studi universitari in architettura alla Federico II. Il desiderio si ripete come un mantra, anche se sono ormai cinque anni e mezzo che il 33enne della provincia di Salerno vive ad Amsterdam.

“Mi sono laureato nel bel mezzo della crisi economica”. Una sentenza che Luca ha messo sulla sua vita a parziale giustificazione di quanti, dopo la sua laurea, gli proponevano “offerte di lavoro gratis o ridicolmente retribuito”. Rifiuta uno stage gratis oggi, prendi le distanze dal lavoro nero di un altro studio domani, ed ecco che il 33enne, in Italia, inizia a sentirsi un po’ in gabbia. Forte la sensazione che “da noi la meritocrazia è un’utopia e fare carriera se non conosci qualcuno è praticamente impossibile”. Questo il mondo del lavoro a cui l’architetto campano ha scelto di sbattere la porta in faccia.

Piuttosto che accettare lavori malpagati, infatti, tanto valeva tentare di continuare a formarsi all’estero. “Ho sempre apprezzato l’Olanda per la qualità del design di edifici e spazi pubblici. Così un giorno mi sono detto: ‘Voglio imparare dagli olandesi come fare il mio lavoro’”. Ed eccolo ora, a distanza di cinque anni, mentre si racconta dal suo appartamento in un sofisticato quartiere dal gusto industriale nella zona est di Amsterdam.

La gavetta è stata fatta anche nella capitale olandese, ma dopo i primi passi presso noti noti studi di architettura, a soli 33 anni Luca è senior architect per una azienda che si occupa della progettazione e realizzazione di centri di educazione e intrattenimento per National Geographic e Dreamworks. La sentenza è semplice: “In Italia non sarei riuscito a diventare professionista a 33 anni. In Italia se non hai conoscenze non vai da nessuna parte, e se sei bravo e senza conoscenze faranno di tutto per bloccarti ed evitare di darti una posizione lavorativa di rispetto”. Tanto che, dei suoi ex colleghi universitari che sono rimasti a vivere nel Belpaese, nessuno ha un regolare contratto di lavoro come architetto. “Inoltre, in Italia nessuno studio mi farebbe un contratto come architetto, obbligandomi ad avere la Partita iva, il che significa non essere pagato quando non lavori, ferie incluse”.

Eppure, non si tratta solo di denaro. Secondo l’esperienza dell’architetto campano, alla sua categoria, in Italia, sono richiesti “orari indecenti”. Impossibile non fare il paragone con la sua attuale vita olandese, dove ogni giorno lavora dalle 9.00 alle 17.30, e “da quell’ora in poi ho tempo per coltivare interessi e amicizie”. Ma nel fare il confronto Italia-Olanda, Luca non ama essere definito “fortunato”, convinto che quello che ha non sia “un privilegio ma il semplice risultato di una nazione, l’Olanda, dove paghi le tasse e ricevi indietro servizi”. In Italia, invece, secondo il 33enne, “se paghi le tasse, ti laurei e il mercato del lavoro risponde con offerte non retribuite, questo vuol dire che c’è qualcosa che non va nello Stato e che l’applicazione della legge è un concetto che non piace agli italiani”.

Come emigrato, a Luca risuonano ancora di più le frasi di quanti parlano male degli italiani che se ne vanno invece di restare e far crescere la propria nazione. “La resistenza è un concetto che ricorda scenari di guerra e non si addice ai tanti giovani che si trovano persi, senza soldi e senza poter vivere sereni. Secondo il governo italiano dovremmo essere tutti masochisti e restare in Italia, pagare le tasse ed essere presi in giro”. E invece, Luca, è molto felice di non pagare le tasse in Italia, “non perché non amo la mia nazione ma semplicemente perché non mi piace essere preso per i fondelli”. Gli manca l’Italia, ma per il giovane campano essere troppo nazionalisti fa “male alla mente”. “Dovremmo sentirci tutti cittadini del mondo – conclude Luca – così magari avremmo tutti più rispetto gli uni per gli altri”.