“La vendita dell’Ilva slitta nuovamente”. Contrordine: è tutto confermato, nelle prossime settimane verrà annunciata la cordata vincitrice. È grande la confusione sotto il cielo di Taranto. Perché l’ennesima richiesta di proroga esiste davvero e riguarda la validità delle offerte. Ma, assicurano i commissari, la questione è “puramente tecnica”. Nessun allarmismo, quindi. Però non è dato sapere quali siano le ragioni pratiche che hanno spinto Piero Gnudi, Enrico Carrubba ed Enrico Laghi a bussare alla porta di Am Investco e AcciaItalia chiedendo di estendere la validità delle proposte di un anno, quindi fino a giugno 2018.

I commissari si riservano di aprire ai rilanci, come previsto dal bando di gara e non escluso da Laghi nell’audizione alla Camera durante lo scorso settembre? Oppure sarà necessario del tempo per “smussare” l’offerta assieme ai vincitori con una fase di negoziazione in esclusiva? Si vedrà. L’Ilva avrebbe dovuto essere ceduta entro giugno dello scorso anno. Invece di rinvio in rinvio si è arrivati a un ritardo ormai di undici mesi. L’ultimo ‘stop’ risale allo scorso 2 maggio quando era divenuto pubblico lo slittamento del termine per la fine dell’istruttoria dei commissari “almeno a metà mese”. Mentre attorno alla processo di vendita si intrecciano le amministrative di Taranto, il processo in cui i Riva cercheranno un nuovo patteggiamento dopo la bocciatura da parte del gip della prima richiesta e la questione Alitalia.

La scelta “è in dirittura d’arrivo”, insiste la triade nominata nel gennaio 2015 dopo l’amministrazione straordinaria. Entro qualche giorno, la relazione finale verrà sottoposta al Mise, che dovrà poi scegliere l’aggiudicataria tra la Am Investco Italy – ovvero ArcelorMittal e Gruppo Marcegaglia, con Intesa Sanpaolo pronta a unirsi in caso di successo – e la cordata AcciaItalia, composta da Jindal, Cassa Depositi e Prestiti, i cremonesi di Arvedi e la finanziaria Delfin di Leonardo Del Vecchio. Di certo, sul tavolo restano i rilievi mossi dall’Antitrust Ue ad ArcelorMittal, che vuole capire se l’acquisizione degli asset industriali del gruppo Ilva da parte del colosso siderurgico europeo non vada a sfondare il tetto del 40 per cento nelle quote di mercato. “Siamo di gran lunga al di sotto, attorno al 30%”, hanno spiegato nelle scorse settimane dal Lussemburgo, dove ha sede il quartier generale, dopo la seconda convocazione ricevuta dall’authority. Il calcolo, basato sui dati EuroFer, è stato contestato dal presidente della Regione Michele Emiliano, che pochi giorni fa ha parlato di una quota del “39 per cento, praticamente al limite”. In ogni caso, se una delle sfidanti dovesse rifiutare la richiesta dei commissari, i limiti saranno improrogabili: le offerte resteranno valide fino al prossimo 30 giugno.

Le due cordate restano quindi alla finestra dopo le polemiche degli scorsi mesi. A marzo AcciaItalia aveva scritto due lettere alla Ue parlando di informazioni fuorvianti e non corrette a proposito “del business plan e delle tecnologie per la trasformazione dell’Ilva” presentate dalla concorrente. E aveva insistito anche su un “comportamento non etico di Am Investco” che avrebbe “sollecitato” Cassa Depositi e Prestiti a passare nella propria cordata in caso di vittoria. Il processo di vendita “è gestito dalle autorità italiane ed è sotto la loro responsabilità”, aveva risposto un portavoce della Commissione Ue, sottolineando che assicurare un “processo di vendita aperto, trasparente ed equo” è compito del governo.

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