Theresa May non ci sta. Alle indiscrezioni della stampa tedesca sugli esiti “disastrosi” dell’incontro di mercoledì 26 aprile con il presidente della Commissione Ue, il premier britannico risponde facendo dichiarare al suo portavoce di “non riconoscere” la descrizione della riunione londinese riportata dalla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, secondo cui Juncker avrebbe detto: “Sto lasciando Downing Street 10 volte più scettico di quando ero arrivato”.

“Come la prima ministra e Jean-Claude Juncker hanno chiarito, è stata una riunione costruttiva, prima che i negoziati comincino formalmente”, ha detto il portavoce di Downing Street. Mercoledì si erano recati da May a Londra sia Juncker che il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier. Domenica anche il Sunday Times aveva riportato che Juncker e Barnier avevano lasciato l’incontro stupiti dalle richieste avanzate dal premier britannico, che avrebbe dovuto preparare il terreno per i negoziati sulla Brexit che dovrebbero cominciare dopo le elezioni anticipate in programma nel Regno unito per l’8 giugno.

Secondo quanto aveva riportato il Sunday Times, tra May e i suoi interlocutori erano emerse divergenze sulle fasi dei negoziati poi approvate sabato nelle linee guida dell’Ue, che prevedono che prima bisognerà accordarsi sui costi dell’uscita del Regno Unito dal blocco e solo in un secondo momento si negozierà il futuro accordo commerciale bilaterale. Pare che Juncker, stando a quanto riportava anche la Faz, dopo l’incontro di mercoledì con May abbia chiamato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e le abbia detto che May vive “in un’altra galassia”; a seguito di questo Merkel disse che “qualcuno si fa illusioni nel Regno Unito” sui parametri di negoziazione per la Brexit. È in risposta a queste accuse filtrate sui media che domenica la May, intervistata nel programma di Andrew Marr sulla Bbc, aveva replicato: “Non vivo in un’altra galassia” e aveva poi aggiunto che “questo dimostra, come altri commenti precedenti da parte di leader europei, che ci saranno momenti in cui questi negoziati saranno duri” perciò “c’è bisogno di una leadership forte e stabile per portare a termine i negoziati e ottenere l’accordo migliore”.

Intanto però la presunta mancanza di sintonia fra Londra e Bruxelles è stata criticata dall’opposizione britannica, in piena campagna elettorale in vista del voto dell’8 giugno. Il leader del Partito laburista, Jeremy Corbyn, ha detto che May dovrebbe affrontare i colloqui con “rispetto” e sulla base di “valori condivisi”, il che renderebbe “più probabile” un accordo vantaggioso. Anche il portavoce laburista per la Brexit, Keir Starmer, ha accusato May, dicendo che adotta “un approccio rigido e auto-indulgente”. Mentre il dirigente libdem Tom Farron ha affermato che il governo “non ha alcuna idea”.

Secondo La Faz, May avrebbe lasciati allibiti Juncker e il capo negoziatore Ue affermando che legalmente il Regno Unito non deve nulla ai paesi dell’Ue in base ai Trattati (mentre si parla di una potenziale fattura di 60-65 miliardi di euro). La premier britannica avrebbe anche detto che la questione dei diritti dei cittadini potrebbe essere risolta all’inizio dei negoziati, nelle prossime settimane al Consiglio europeo di giugno, suggerendo che i cittadini Ue in Gb potrebbero in futuro essere trattati in base agli stessi diritti dei lavoratori stranieri nel Regno Unito. Juncker avrebbe risposto definendo lo scenario “problematico” in quanto i cittadini comunitari godono di una serie di diritti in più. “Credo che tu stia sottostimando ciò, Theresa”, le avrebbe detto il presidente della Commissione.

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