Uno sguardo sull’Italia dei terremoti: è questo l’assunto del progetto di fotografia sociale, documentaria e non profit Lo stato delle cose. Geografie e storie del dopo sisma. Una banca dati di immagini potenti ed emblematiche per sedimentare nella coscienza collettiva decenni di scosse e la gestione delle emergenze post tragedia. Per cercare di spezzare ogni coazione a ripetere i medesimi errori. L’iniziativa, curata dal giornalista Antonio Di Giacomo in collaborazione con “La camera del tempo”, completamente autofinanziata, è disponibile online sul portale www.lostatodellecose.com: a disposizione dei visitatori più di 200 fotogallery, circa 10mila immagini per raccontare L’Aquila oggi e tutta l’Italia del post-sisma. Dai borghi dimenticati dell’Irpinia, nonostante siano passati 37 anni fino ad Amatrice, Norcia, Arquata del Tronto e gli eventi catastrofici del centro Italia tra l’estate e l’autunno del 2016.

“Lo stato delle cose” si presenta come il più grande osservatorio fotografico sugli effetti dei terremoti nella nostra penisola: per non dimenticare. A lavorarci, 60 professionisti italiani tra fotografi, fotogiornalisti e documentaristi. Il progetto prende le mosse dal capoluogo abruzzese perché lì un anno fa una delegazione di 35 fotografi provenienti da tutto lo Stivale avviò un’operazione di documentazione certosina della città, delle frazioni e dei paesini con ancora addosso le cicatrici del 2009. Da segnalare contestualmente 3 e 32: Immota Manet, un “museo virtuale” che raduna alcuni tra i più interessanti percorsi che la fotografia d’autore ha realizzato. La vita all’interno dei quartieri satellite con le architetture sempre uguali dei Map e del Progetto Case, i cantieri della ricostruzione, squarci di resistenza quotidiana.

Non manca uno spazio in fieri sui più recenti terremoti del 2016-2017. Ma non solo immagini: il portale dal nome wendersiano “Lo stato delle cose” è infatti impreziosito dai contributi degli scrittori Angelo Ferracuti e Franco Arminio, della scrittrice e giornalista Loredana Lipperini (conduttrice di Fahrenheit su Radio Tre) e di addetti ai lavori come la geografa Lina Calandra, l’antropologo Fabio Carnelli e il geografo Giuseppe Forino. Infine, la sezione “Passato Prossimo” mostra reportage dalla Valle del Belice, dalla Sicilia e da quell’Irpinia mutilata il 23 novembre del 1980. Un passato che non passa. “L’obiettivo dello Stato delle cose è far sì che non si spenga l’attenzione sui luoghi colpiti dal sisma documentando non solo l’eloquenza tragica delle macerie, ma anche le istanze e le situazioni in cui le comunità territoriali esprimono la propria voglia di riscatto, di riappropriarsi dei luoghi che gli appartengono”.

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