Nel secolo scorso le piazze si sarebbero riempite per molto meno. Oggi perfino le parole pesanti del Papa su corruzione, schiavismo, e contro la guerra sono volate al vento. La democrazia liquida analizzata compiutamente da Bauman ci ha condotti a un processo inaspettato che lo stesso filosofo polacco non osava prevedere: la democrazia liquidata. I segni sono evidenti a partire dalle periferie dell’umanità e continuando città per città, Stato per Stato, continente per continente.

Parole fino a ieri impronunciabili, come “guerra nucleare” sono tornate nella nostra attualità. Stragi di bambini e di civili inermi ci scivolano addosso come le feste pregne ormai del più sfrenato consumismo. Le gite fuori porta si sono trasformate in camminate negli outlet di sciami alla ricerca di un parcheggio sicuro così come aveva intuito, forse troppo presto, il grande Woody Allen nell’89 in Crimini e Misfatti.

L’Onu è stato ridotto alla stregua di un dopolavoro globale inchiodato nella logica dei veti e dell’inutilità, l’Europa è stuprata quotidianamente dai suoi stessi figli ed è diventata lo scenario di terribili attentati Hause gemacht (fatti in casa come le torte della nonna), direbbero i tedeschi. Gli Stati sono incastrati nell’impotenza generale, confrontandosi sull’incapacità di sostituire sistemi economici inefficaci e masochisti.

Tacciono i filosofi e l’oratoria narcisistica di omuncoli da avanspettacolo oggi prevale su tutto. I popoli votano, ma le loro decisioni sono acqua liquida ed evanescente. I giornalisti, subiscono minacce e querele, le forze dell’ordine, la stretta del comando politico. La morale si discioglie in rivoli di frasi a 140 caratteri, cibàglia preferita dagli sciami, che non avendo tempo, sciamano inconsapevoli verso il nulla. Solo pochi anni fa, non ci sarebbe stato spazio per personaggi tipo Trump, Putin, Erdogan, Kim Jong-un, Assad se non nelle code dei nostri media.

Oggi campeggiano nei titoli di apertura mettendo in coda l’unico leader che ancora sembra parlare col buon senso: Papa Francesco. Ma gli sciami hanno liquidato il delicato equilibrio tra tempo e spazio e la democrazia che ne era il suo regolamento. Adesso, senza regole, sciami di opinioni senza volto si trasformano come quei grappoli di api che scorgiamo ogni giorno nelle nostre città e sulla cui comparsa non riusciamo a darci una spiegazione.

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