Carlo Giovanardi è indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e minaccia o violenza a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il tutto con l’aggravante di aver rafforzato l’associazione mafiosa, agevolandola”. È quanto riporta il sito de L’Espresso. L’attuale membro della commissione antimafia è finito nei guai per due conversazioni registrate da un indagato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia, sull’infiltrazione della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, e sequestrate dagli investigatori dell’Antimafia.

I video con l’ex ministro registrati dall’indagato
I video con l’ex ministro erano stati registrati tra luglio e ottobre 2014 quando ancora non c’erano stati gli arresti e l’inchiesta Aemilia della Direzione distrettuale antimafia di Bologna non era venuta a galla. Durante l’udienza in tribunale a Reggio Emilia, il maresciallo dei carabinieri Emidio D’Agostino, testimone chiamato dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, spiega che quei file sono stati ritrovati il 28 gennaio 2015, quando l’operazione Ae­milia sfociò in decine di arresti. Nel mirino anche l’impresa edile Bianchini di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, finita nell’inchiesta con l’accusa di avere fatto affari con la ‘ndrangheta emiliana. In particolare, quella con base a Reggio Emilia che i magistrati ritengono in legami strettissimi con la casa madre dei Grande Aracri di Cutro, in Calabria.

La Bianchini Costruzioni, ditta leader nel settore edile in tutta l’Emilia-Romagna e non solo, a metà 2013 era stata esclusa dalla white list della prefettura di Modena (la lista delle imprese autorizzate a lavorare negli appalti pubblici), proprio per i sospetti che avesse legami con uomini vicini alla ‘ndrangheta. Un danno enorme per una azienda impegnata pienamente nella ricostruzione dopo il sisma in Emilia del 2012. A quel punto Alessandro Bianchini – figlio del patron della ditta, Augusto (oggi imputato per concorso esterno in associazione mafiosa) – apre una sua azienda, la Ios. Secondo la Dda di Bologna, era solo un modo per aggirare l’interdittiva e provare a mantenere gli appalti che la Bianchini Costruzioni aveva perso. Ma anche fra il 2013 e il 2014 la Prefettura, che si avvale della collaborazione di tutte le forze di polizia, sospetta che in realtà dentro la Ios ci sia la partecipazione di Augusto Bianchini. È in questo quadro che Alessandro Bianchini (imputato per intestazione fittizia di beni) è molto attivo per cercare di salvare la sua azienda. Il rischio (che poi si materializza) è infatti che anche la sua Ios venga esclusa dalla white list. I Bianchini per risolvere la questione coinvolgono uno dei parlamentari di riferimento della zona, il modenese Carlo Giovanardi. In un incontro in un bar il senatore, ignaro di essere registrato, spiega ad Alessandro e Augusto di avere parlato con l’allora prefetto e con l’allora questore (verosimilmente di Modena) e di avere chiesto ragioni del perché anche l’azienda di Alessandro Bianchini stia avendo dei problemi. Spiega di avere fatto una “rissa” intendendo di avere avere discusso animatamente con i suoi interlocutori istituzionali. Poi spiega ai Bianchini di essere pronto a fare tutti i passaggi parlamentari. Giovanardi non sa che i due sono già sotto inchiesta da parte della Dda di Bologna. A Prefetto e Questore avrebbe detto: “Se mi dimostrate che le persone con cui parlo io sono dei delinquenti, basta che me lo dite e buonanotte”. Il senatore, è l’ipotesi degli inquirenti, si sarebbe interessato con forza per l’azienda per tutelare un imprenditore in odor di ‘ndrangheta.

Per procura Giovanardi sapeva
Ma che Giovanardi non fosse al corrente dei legami che sarebbero poi emersi dall’inchiesta, lo dimostrerebbe una seconda conversazione registrata nell’ottobre 2014, nell’ufficio del parlamentare. Il senatore, che è anche membro della Commissione parlamentare antimafia, spiega che si potrebbe fare un ultimo tentativo col Prefetto per far tornare a lavorare i Bianchini. Ma ai suoi interlocutori precisa che la cosa si può fare solo “se siete candidi come agnellini”. “Io sono candido e tranquillo”, spiega Alessandro Bianchini. Tra gli indagati, secondo l’Espresso, ci sono altre tre persone tra cui c’è il capo di gabinetto della prefettura di Modena, Mario Ventura. Che sentito definì Giovanardi “un martello pneumatico” per le pressioni esercitate per aiutare i Bianchini. In un altro video però (18 ottobre 2014), riporta l’Espresso, i Bianchni confessano di avere emesso fatture false con il gruppo dei “cutresi” e non nascondono il rapporto l’uomo considerato dagli investigatori il braccio operativo del grande capo don Nicolino Grande Aracri.

Giovanardi: “Mai contatti con esponenti della ‘ndrangheta”
“Non ho mai avuto contatti diretti o indiretti con esponenti della ‘Ndrangheta. Sono solo intervenuto per le imprese modenesi, salvandole” dice all’Ansa Giovanardi. Per il senatore non c’è stata alcuna interferenza: “Ho sempre svolto l’attività in aula, in commissione antimafia, presentando emendamenti e interrogazioni, ed è tutto agli atti, con una radicale critica a come venivano gestite le interdittive – prosegue – perché non venivano fatte per salvare le aziende, ma per distruggerle. Ma la mia è stata un’attività di parlamentare, le cui prerogative ho esercitato in maniera rigorosa, visto che tra i miei compiti c’è anche il sindacato ispettivo. Ho fatto tutto con la massima trasparenza e onestà e sono intervenuto su questioni amministrative. Quando sono arrivati gli aspetti penali, non mi sono più interessato”.

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