Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di esportazione per l’Unione Europea e il terzo, ma primo extra-Ue, per l’Italia. Per questo le manovre protezionistiche del neo presidente Donald Trump vengono seguite nel Vecchio continente con una certa attenzione, in particolare se, dopo il fallimento dei negoziati sul Ttip, intendono mettere a rischio la presenza di alcuni prodotti iconici europei nella terra a stelle e strisce. Un guanto di sfida lanciato dall’amministrazione Obama in chiusura di mandato, e che oggi rischia di degenerare in una guerra commerciale con gli Stati membri dell’Ue.

Ha ricevuto 11.571 commenti, per la gran parte di protesta, il documento depositato e aperto a consultazione lo scorso 28 dicembre sul sito governativo Usa Regulations.gov, riguardante la proposta di dazi punitivi del 100% su circa 90 prodotti europei, in risposta al bando Ue sulla carne di manzo Usa di bovini trattati con gli ormoni. Nonostante i pareri negativi di aziende, associazioni e semplici cittadini americani sulla misura, che andrà a penalizzare simboli europei nel mercato statunitense come Vespa, Perrier e Roquefort, l’amministrazione Usa sembra intenzionata a premere sull’acceleratore della stretta doganale e, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, potrebbe essere proprio questa una delle prime missioni di Robert Lighthizer – il rappresentante Usa per il commercio estero nominato da Trump, in attesa di conferma dal Senato.

Il valore delle importazioni sotto esame è relativamente basso, perché secondo il Wto gli Usa possono imporre dazi punitivi solo su importazioni per un valore di circa 100 milioni di dollari. Ma la posta in gioco è molto più alta, visto che l’adozione di questo provvedimento potrebbe generare un escalation di misure restrittive dalla portata molto più ampia. In una recente intervista alla Bild il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato che una guerra commerciale non sarebbe nell’interesse di nessuna delle parti, aggiungendo che le relazioni tra Washington e Bruxelles hanno subìto un allontanamento, e invitando il presidente Usa a chiudere con la retorica protezionista.

Lo scorso anno, secondo gli ultimi dati Eurostat, le esportazioni di beni dell’Unione Europea verso il resto del mondo hanno generato 1.745 miliardi di euro, le importazioni 1.707 miliardi. E i tre principali mercati di esportazione sono stati Usa (20,8%), Cina (9.7%) e Svizzera (8,2%), mentre i tre principali mercati di importazione sono stati Cina (20,2%), Usa (14,5%) e Svizzera (7,1%). Questo vuol dire che l’Unione ha maturato, nel 2016, 610 miliardi di export e un avanzo commerciale di quasi 130 miliardi con gli Usa. Un buon recupero dal 2013, quando la quota dell’export verso gli Stati Uniti aveva toccato il 16,7%, ma comunque lontano dal 28% del 2002.

Per l’Italia, che nel 2016 ha raccolto 36,9 miliardi di euro in esportazioni, gli Usa rappresentano invece il terzo mercato, dopo Germania e Francia, con una quota del 9%. L’import dagli Usa, secondo i dati Istat, invece vale 13,9 miliardi, in calo del 2%. La bilancia commerciale è quindi positiva per 23 miliardi di euro. Secondo i dati Ice che si riferiscono ai mesi di gennaio-novembre 2016, il settore in cui si concentrano maggiormente i flussi commerciali italiani verso gli States riguarda i macchinari e le apparecchiature elettriche, che valgono oltre 6 miliardi di euro. A ruota seguono gli autoveicoli, con oltre 4 miliardi di vendite, e altri mezzi di trasporto con 3,4 miliardi di export: in tutto i primi 3 settori raggiungono il 40% del totale delle esportazioni tricolori. Solo dopo i campioni del made in Italy: moda e accessori, e agroalimentari e bevande, insieme al comparto chimico e farmaceutico.

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