La Romania torna alle urne e con solo il 39% di affluenza vince il Partito socialdemocratico (Psd) di Liviu Dragnea (nella foto). Incassa il 46% dei voti in entrambe le camere e stacca di oltre venti punti il Partito nazionale liberale (Pnl, centrodestra) che ottiene rispettivamente il 20,26% al Senato e il 19,88% alla Camera. I rumeni hanno votato per le politiche al termine di una campagna elettorale segnata dai temi dominanti della lotta alla corruzione dilagante, delle promesse di migliori condizioni di vita e di una ulteriore integrazione europea con la speranza dell’adesione all’area Schengen. E il risultato elettorale – nel quale però non sono ancora stati inclusi i voti dei rumeni all’estero – dimostra come i cittadini desiderino avvicinarsi ancor più alla Ue.

La soluzione più semplice per il post-elezioni, secondo quanto emerge dalla stampa, è di affidare l’incarico al primo partito per numero di voti ottenuti, ma non è ancora chiaro chi sia il candidato premier e il nome scelto dal Psd potrebbe determinare la scelta del presidente della Repubblica Klaus Iohannis (indipendente). Il voto si tiene a un anno dall’uscita di scena dell’ex premier socialdemocratico Victor Ponta, costretto alle dimissioni nel novembre 2015 dopo una lunga serie di manifestazioni popolari nelle quali decine di migliaia di persone scesero in piazza per giorni per contestare i politici corrotti. Lo stesso Ponta era oggetto di un procedimento giudiziario per accuse di corruzione e le manifestazioni denunciarono anche i mancati controlli di sicurezza dopo la tragedia di fine ottobre 2015, quando in un incendio in una discoteca di Bucarest persero la vita 64 giovani (tra i quali la studentessa napoletana Tullia Ciotola).

Alla guida del governo fu chiamato Dacian Ciolos, l’attuale premier che dal 2010 al 2014 è stato commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, uomo che ha traghettato il Paese alle elezioni. Su posizioni indipendenti e pur non avendo alcuna precisa casacca politica, Ciolos si è guadagnato un diffuso apprezzamento, e lo schieramento conservatore – formato da una alleanza fra il Partito nazionale liberale (Pnl) del presidente della repubblica Klaus Iohannis e l’Unione per la salvezza della Romania (Usr), una nuova formazione di centrodestra fondata da Nicusor Dan – ha fatto sapere che lo confermerà alla guida del governo in caso di vittoria elettorale. Ciolos, però, sembra destinato a uscire di scena.

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