“Non funzionano”. Questa l’etichetta obbligatoria che negli Usa dovrà essere riportata sui prodotti omeopatici da banco, acquistabili in farmacia. Lo ha deciso la Federal trade commission, l’agenzia Usa per la protezione del consumatore. Nella circolare dell’agenzia americana si fa riferimento ai medicinali relativi a sintomi “che si risolvono da soli, senza un particolare trattamento”. Quelli, cioè, non prescritti da un medico. Ma qual è la situazione in Italia, e più in generale in Europa? Come sono fatti, e con quali supervisioni sono commercializzati, i rimedi omeopatici? IlFattoquotidiano.it ha chiesto un parere a due esperti: Simonetta Bernardini, presidente della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi) e responsabile del Centro di medicina integrata dell’Ospedale di Pitigliano, in provincia di Grosseto – l’unico in Italia a offrire, dal 2011, la medicina integrata ai pazienti ricoverati -, e Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Qual è la sua opinione sulla decisione statunitense di avvertire i consumatori dell’inefficacia degli omeopatici? Quali regole ci sono in Italia?

Walter Ricciardi: Sono d’accordo. Gli americani sono molto chiari ed espliciti, noi un po’ meno. In Italia i medicinali omeopatici non possono essere venduti con un’indicazione terapeutica e, anzi, devono riportare per legge, e in grande evidenza, la dicitura “senza indicazioni terapeutiche approvate”. Tanto che, proprio per questo, è vietato fare per questi medicinali qualsiasi forma di pubblicità. Le ragioni di questo divieto nascono dal fatto che essi non sono sottoposti, come per i farmaci della medicina convenzionale, a sperimentazioni rigorose che ne determinano, oltre all’efficacia, anche la sicurezza.

Simonetta Bernardini: Se gli Usa si adeguassero alle regole che in Europa esistono già, sarebbe solo un bene per il consumatore, che saprebbe di acquistare un medicinale privo di effetti tossici. Questo, al momento, non avviene. La regolamentazione europea è conseguenza della direttiva 2001/83/CE, recepita in Italia col DL 219/2006. La direttiva stabilisce che i medicinali omeopatici siano registrati con una procedura semplificata, che non prevede documentazione di prove di efficacia clinica. In questo caso, sulla confezione dev’essere scritto “senza indicazioni terapeutiche approvate”. Viceversa, qualora il prodotto abbia indicazioni terapeutiche, dev’essere registrato con un’altra procedura, non diversa da quella di altri medicinali. Non si tratta, tuttavia, di “inefficacia”, ma di mancanza di indicazioni terapeutiche approvate secondo i canoni della farmacologia convenzionale, poiché scaturiscono dalla tradizione omeopatica. Negli Usa, invece, i prodotti da banco non riportano la dicitura “medicinale omeopatico”, secondo i criteri europei, e questo consente alle aziende di potere mescolare ai medicinali omeopatici anche altre sostanze che omeopatiche non sono. Un aspetto che espone il consumatore a rischi che in Europa non può avere. Infatti, nel caso in cui il medicinale sia omeopatico, oltre a dovere sottostare (in quanto medicinale) a regole di buona fabbricazione, compresa la tracciabilità di ogni lotto, è del tutto privo di effetti tossici. Infatti, la dicitura “omeopatico” prevede che le sostanze in esso contenute siano sempre in concentrazioni molto al di sotto di un potenziale effetto tossico.

Omeopatia, in Usa obbligatorie le etichette “non funziona”. Ricciardi (Iss): “Giusto, il welfare scelga le priorità”. Bernardini (Siomi): “Benefici se integrata”

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