C’è una differenza tra la filosofia dell’omeopatia e i cosiddetti “farmaci omeopatici da banco” che le persone prendono in autodiagnosi?

W.R.: I farmaci da banco sono tra i più standard in assoluto. Un concetto evidentemente estraneo alla medicina omeopatica, che dovrebbe invece esprimere tutto il proprio potenziale terapeutico nella individualizzazione della cura.

S.B.: C’è la stessa differenza esistente tra ogni prodotto da banco, omeopatico e chimico, e la medicina. La medicina si compone, infatti, di una diagnosi e una terapia. Quest’ultima, che scaturisce dall’accurata diagnosi, nel caso dell’omeopatia è strettamente individualizzata, ed è rivolta a ricostruire un equilibrio psico-fisico del paziente, mentre la medicina ortodossa si avvale di farmaci soppressori dei sintomi. Che, però, nelle malattie non a caso definite “croniche” vanno presi a vita. L’uso di un prodotto da banco, se è omeopatico, ha il vantaggio di non esporre il cittadino agli effetti collaterali dei farmaci chimici da banco. Se il paziente, tuttavia, si cura da solo e la diagnosi non è corretta c’è, sia per l’omeopatia che per il farmaco chimico, il rischio di un errore diagnostico, e questo rende l’omeopatia inutile e il farmaco chimico non solo inutile, ma spesso anche dannoso.

 

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Omeopatia, in Usa obbligatorie le etichette “non funziona”. Ricciardi (Iss): “Giusto, il welfare scelga le priorità”. Bernardini (Siomi): “Benefici se integrata”

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