L’America dell’auto ha votato Trump. Michigan e Ohio, in particolare, storiche roccaforti industriali delle quattro ruote americane, l’auto del sindacato Uaw e degli operai. Un po’ come avvenne un tempo in Italia, quando molti voti degli operai del Pci (e non solo) della fabbrica Fiat di Mirafiori – Mirafiori vera, non la cattedrale nel deserto diventata oggi – passarono di botto alla Lega.

L’America dell’auto è però due Detroit, almeno per ora. Una sola ha votato in massa il repubblicano Trump che ha vinto contro – per una volta – l’altra Detroit del top management dell’industria. Mary Barra di Gm, Bill Ford (con cui Trump ha avuto un aspro scontro pubblico in campagna elettorale) e Sergio Marchionne di Fiat Chrysler, credo non avrebbero dato al candidato repubblicano nemmeno il volante di una Corvair o di una Duna.

L’America dell’auto del futuro, della condivisione, della guida autonoma e delle emissioni zero ha invece votato contro Trump. Scontato. Ma la California è solo la nostra America, non è l’America. A Palo Alto come a Detroit i conti con l’oste di Washington restano una incognita. Anche se è noto che si fa presto ovunque a diventare governativi, come da noi insegnava l’Avvocato.

PS: La foto di questo post non ha un particolare significato. L’ho scattata lunedì a Miami con Obama e l’ho messa martedì con Trump. Auto con ruggine e senza senso, più o meno come dopo una brutta notte di sbornia elettorale.

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