Il referendum costituzionale sta dividendo gli italiani, non soltanto fra i sostenitori del e quelli del No, ma soprattutto fra quelli che fingono di averne capito perfettamente ogni sfumatura e coloro che – più onestamente – ammettono di non capirci una mazza!

Già, perché non è poi tanto facile formarsi un’opinione su un tema e in una materia così complessi. Gli stessi costituzionalisti, anche i più esperti, faticano a riassumere le loro analisi, non volendo correre il rischio di banalizzarle. E in questo non aiutano certo i tempi strettissimi della tv che favoriscono indubbiamente gli slogan e i ritmi serrati alla Twitter rispetto alle analisi più approfondite, con tempi più ampi, in stile Treccani.

In tutto ciò molti italiani sono confusi e non solo non sanno cosa decidere, ma soprattutto come decidere! Se è difficile – infatti – entrare nel merito della riforma, molti verosimilmente finiranno per scegliere sulla base della simpatia, o meglio ancora dell’antipatia per uno o più degli esponenti di punta dei due schieramenti.

Non mi pare questo un criterio molto affidabile, specie quando si mette mano ad una materia così delicata come la nostra Costituzione. Per questo ho pensato di proporre ai miei lettori del Fatto Quotidiano un altro criterio di scelta, decisamente alternativo… forse non sarà esattamente scientifico, ma siamo proprio sicuri che le nostre scelte più importanti, nella vita, lo siano state?

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