Era nata per dare una risposta al problema storico del precariato, nelle intenzioni del governo avrebbe dovuto essere una mossa ad alto tasso di consenso. Invece la “Buona scuola” proprio non piace ai diretti interessati. Lo si è capito in tutti questi mesi di scioperi e proteste, adesso arriva anche la conferma di un sondaggio elaborato dall’istituto Swg: secondo l’81% dei docenti, la riforma firmata da Stefania Giannini e Matteo Renzi non migliorerà l’insegnamento nelle scuole italiane. Una bocciatura senza appello.

La ricerca, intitolata “Un anno di Buona scuola: la riforma all’esame degli insegnanti”, è stata commissionata dal sindacato Gilda e presentata in occasione della giornata mondiale degli insegnanti. I pareri sulla Legge 107, quasi tutti negativi, non sono una sorpresa. Più sorprendente, invece, la severità con cui i docenti valutano in maniera unanime tutti i punti della riforma (su cui il 91% afferma di essere ben informato, a dimostrazione di quanto il dibattito abbia coinvolto la categoria negli ultimi mesi). Il giudizio negativo riguarda infatti innanzitutto la “Buona scuola” nel suo complesso: non servirà a migliorare l’insegnamento, e secondo il 77% degli intervistati non ci saranno effetti positivi neppure per la professione dei docenti.

Ma dalla chiamata diretta alla valutazione, passando per il super-preside, praticamente tutti i punti principali su cui si articola la riforma vengono bocciati. Persino il bonus di merito, che in teoria dovrebbe tradursi in un aumento in busta paga per i docenti (almeno per i più bravi di essi): il 67%, però, non condivide questa forma di premio, e addirittura il 79% è certo che causerà “situazioni di conflitto e di inutile competitività” all’interno delle scuole. Ovviamente negativo il giudizio sul “super-preside”, una delle figure più temute e contestate della riforma: per il 67% il ruolo del dirigente scolastico si è rafforzato pericolosamente e penalizzerà i docenti.

Come del resto la chiamata diretta, la possibilità per i presidi di scegliere direttamente tramite colloqui i propri insegnanti all’interno di un albo territoriale: appena il 5% approva il nuovo meccanismo di selezione; il 70% avrebbe preferito restare al vecchio sistema delle graduatorie nazionali, al massimo (per il 24%) modificato secondo criteri più moderni. Nel malcontento generale, sembra salvarsi solo l’obbligo di formazione continua per i docenti, che trova d’accordo in linea di principio il 75% degli interessati; anche se la maggior parte (il 55%) ritiene che dovrebbe accompagnarsi a degli aumenti stipendiali e alla definizione di un nuovo contratto di lavoro.

Nonostante il piano straordinario di immissioni in ruolo, il varo del Concorsone e la stabilizzazione di circa 180mila precari in un triennio, la Buona scuola continua a non piacere a nessuno. Sarà forse anche per questo che il Ministero sta pensando ad una nuova infornata di assunzioni. Anche se proprio queste – con l’esclusione degli abilitati più giovani – sono state probabilmente la causa principale del malcontento fra i docenti.

Twitter: @lVendemiale

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