Il bonus premiale a maestri e professori torna a far discutere. Per mesi se n’è parlato nei collegi docenti, ora, a farsi sentire è il ministero dell’Istruzione che nel giro di pochi giorni ha emanato ben due circolari per ricordare ai dirigenti il rispetto di quanto stabilito nella Legge 107/2015.

Le note, attese da settimane, arrivano in un momento in cui i capi degli istituti stanno definendo come distribuire i circa 24mila euro destinati ad ogni scuola per questo scopo. Negli stessi uffici di viale Trastevere si sono accorti della confusione che regna nelle scuole tanto da scrivere, nella lettera diretta agli uffici scolastici regionali firmata dal capo dipartimento Rosa De Pasquale, parole che lasciano pensare a una corsa ai ripari: “In questi mesi, nel corso dei quali i comitati di valutazione si sono costituiti o si stanno insediando, da numerose istituzioni scolastiche sono giunti, quesiti relativi, in particolare, a due questioni: la composizione e il funzionamento del comitato e la modalità di assegnazione dei bonus. Il fondo dovrà essere utilizzato, non attraverso una generica distribuzione allargata a tutti e nemmeno di converso, attraverso la destinazione a un numero troppo esiguo di docenti”.

La Buona Scuola, infatti al comma 126 dell’unico articolo 1 (l’unico) introduce un fondo per il “merito del personale” e pur definendo al comma 129 alcuni criteri generali cui attenersi e indicando al comma 127 alcuni processi decisionali per il comitato di valutazione e il dirigente scolastico, lascia la massima autonomia alle istituzioni scolastiche. Un’autonomia che in qualche caso è diventata un problema, un modo per affrontare la questione dando parti uguali a tutti; dividendo la “pagnotta” tra coloro che ricoprono incarichi funzionali (responsabili di plesso, di progetti e altro ancora) o stabilendo degli strumenti di rilevazione discutibili come il registro personale, il materiale prodotto dai docenti.

La legge, infatti, chiede al comitato di valutazione (composto da tre docenti di cui due scelti dal collegio docenti e uno dal consiglio d’istituto; due rappresentanti dei genitori per l’infanzia e il primo ciclo; un rappresentante degli studenti e uno dei genitori per il secondo ciclo d’istruzione e un componente esterno) di valutare di premiare i docenti in base ai seguenti criteri: la qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, il successo formativo e scolastico degli studenti; i risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti  in relazione al  potenziamento delle competenze degli  alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica,  alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; le responsabilità assunte nel coordinamento organizzative didattico e nella formazione del personale. “Principi generali – precisa il Miur – ma i criteri adottati dalle scuole non sono tutti uguali”. Anche rispetto alle somme da destinare resta la soggettività: un professore può avere due mila euro e un altro cinquecento.

Una questione che da oggettiva rischia di diventare molto soggettiva: la circolare di questi giorni del Miur ricorda infatti che “Al comitato di valutazione viene riservata la competenza di fissare i criteri per la valorizzazione della professionalità del docente ma sarà il dirigente scolastico a individuare i destinatari del bonus, sulla base dei criteri espressi nonché sulla base di una motivata valutazione”.

Un bonus che i precari non potranno avere dal momento che è destinato solo ai docenti di ruolo. In viale Trastevere non si sono fermati a una nota ma hanno deciso di fare sul serio andando a costituire un comitato tecnico scientifico che valuterà il lavoro dei comitati di valutazione. Ai dirigenti scolastici nei giorni scorsi è arrivata una missiva firmata dal direttore generale Carmela Palumbo, nella quale si spiega l’avvio del monitoraggio attraverso un portale dove saranno raccolti tutti i dati relativi alla composizione del comitato di valutazione, alla definizione dei criteri e all’utilizzo del bonus. Da oggi (martedì 26) i presidi dovranno “rendicontare” al ministero il lavoro fatto finora.