Parlando dei complotti relativi alle stragi del 2015 e 2016 in Europa, Huchon spiega che “in Francia, dopo Charlie Hebdo, le ‘stelle’ del complottismo nazionale – da Alain SoralDieudonné e Renaud Camus – hanno parlato di un’operazione sionista. Ma dopo il 13 novembre non ha prevalso questa ricostruzione. Gli YouTuber, o semplici utenti della rete, hanno ripreso col cellulare le immagine dalla tv e poi inserito i loro commenti sulle immagini. Video che hanno avuto una risonanza enorme”. A quel punto, quindi, sono stati gli utenti a “vincere la battaglia dell’audience contro i soliti noti della cospirazione”. Dal punto di vista dei contenuti, però, quelli che riguardavano la strage di Parigi sono stati molti di più rispetto a quelli su Bruxelles. “Sì, è vero. La produzione di video e testi complottisti è stata proporzionale alla risonanza mediatica data agli eventi. Di Parigi si è parlato molto, di Bruxelles meno. Quello che è successo nella capitale francese è stato uno choc per tutti”.

Nel corso delle sue indagini, Huchon ha scoperto che i complotti nascono soprattutto a destra e tra gli estremisti. Dal negazionismo sulla Shoah alla teoria del Grand Replacement nata con Renaud Camus – e sostenuta anche dal Front National, secondo cui popolazioni magrebine starebbero sostituendo i cittadini francesi per imporre un cambio di civiltà –  sono tanti gli esempi di chi teorizza che dietro a grandi eventi ci sia la manipolazione di poche persone. E “c’è qualcosa di molto vicino tra negazionismo e cospirazionismo“. Internet fa da cassa risonanza: fino a 20 anni fa i libri complottisti erano da ricercare nelle librerie fasciste e da pagare in contanti perché non ne esistesse traccia. Oggi basta andare in rete”.

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Da Kennedy alla strage di Parigi: perché nascono le teorie cospirazioniste e come “smontarle”

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