6 – Che cosa avrebbe potuto fare la Banca d’Italia per difendere i risparmiatori?
Anche senza arrivare al commissariamento (che può essere disposto dal ministro dell’Economia su proposta di via Nazionale), avrebbe potuto imporre la lettura di una sua missiva durante l’assemblea dei soci. Informandoli per esempio di avere – come rivendicato in una nota diffusa nell’ottobre 2015 – “più volte richiamato BPV a dotarsi di idonee procedure e criteri obiettivi per attribuire un prezzo alle sue azioni”, “a iniziare dal 2001, allorché una ispezione di vigilanza rilevò, tra l’altro, l’assenza di criteri obiettivi per la determinazione del prezzo”. E di come “un’ispezione tornò sul punto nel 2007-2008, rilevando come le modalità di determinazione del prezzo delle azioni, pur coerenti con lo statuto, fossero basate su prassi non codificate e valutazioni non rigorose e fossero prive del parere di esperti indipendenti“.E avrebbe potuto anche far sapere agli azionisti che “una successiva ispezione nel 2009 rilevò come, nonostante i ripetuti richiami della Vigilanza, la BPV non avesse adeguato il prezzo delle sue azioni a una redditività che si era nel frattempo ridotta“. E che l’ispezione del 2015 “rivelò come la BPV non avesse dedotto per un ammontare cospicuo dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa BPV ai sottoscrittori delle sue azioni senza comunicarli alla Vigilanza”.

7 – Quando sono emersi i guai della banca?
Quando, a fine 2014, la vigilanza è passata dalla Bankitalia alla Bce. Che nel 2015 ha condotto un’ispezione da cui sono emerse tra il resto la pratica dei “prestiti baciati” (quasi 1 miliardo di finanziamenti concessi ai clienti per far comprare loro azioni) e l’alterazione dei profili di rischio. Alla banca è stata imposta una drastica pulizia nei conti che ha comportato svalutazioni, accantonamenti e perdite per miliardi di euro facendo emergere la necessità di un nuovo aumento di capitale.

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