Sono, al pari di Beppe Sala, uno dei sostenitori del governo Renzi che è andato a votare al referendum sulla durata dello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio entro le 12 miglia. Che, detto per inciso, con le “trivelle” non aveva granché a che fare.

Non so come abbia votato Sala, ma io sono passato dall’intenzione di votare No, al voto Sì, e tuttavia sono un sostenitore della politica generale di questo governo. Perché? Perché mi sono letto molti articoli in favore del No e del Sì, e alla fine ho valutato che pur essendoci buone ragioni da tutte e due le parti, mi convinceva di più il concetto che la Ue pretende che nessuna concessione statale sia data a tempo indeterminato a chicchessia, pena una sanzione pecuniaria per quegli Stati che disattendono la direttiva.

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Sono moltissimi gli elementi che non mi sono piaciuti di questa campagna referendaria. Anzitutto non mi è piaciuta la campagna in favore dell’astensione proveniente da parte di alcune istituzioni della Repubblica. L’ho trovata immorale, perché se è vero che a un referendum con quorum esistono tre possibilità: Sì, No e astensione, è anche vero che le astensioni hanno mille cause, anche impolitiche, e assommare un’astensione politica a quelle impolitiche non mi pare corretto, specie se viene da una istituzione.

Non ho poi apprezzato la campagna per il Sì, che ha raccontato frottole ogni tre per due, con stupide foto di animali sporchi di petrolio quando si andava a votare sulla durata (e non su altro) dello sfruttamento di poche piattaforme che per lo più estraggono gas. Quelle foto erano un insulto all’intelligenza, dal momento che semmai con la chiusura delle piattaforme si sarebbe aumentato il traffico di petroliere nel nostro mare, con rischi di sversamento o incidente maggiori.

Non ho apprezzato la grettezza di alcuni politici (del Pd e della parte sostenitrice del Sì) che hanno irriso o denigrato gli elettori della parte avversa o i loro colleghi dell’altro fronte con sciocchi tweet di cui nessuno sentiva il bisogno, sia durante che dopo il voto.

Non ho apprezzato chi, sulle posizioni del Sì, ha chiesto un voto non per il contenuto del quesito referendario, ma per “dare una spallata” al governo Renzi. Dovessimo metterla su questi toni, questi signori sono i primi ad aver perso, e pure duramente.

Non ho apprezzato chi ha scritto che il referendum doveva essere accorpato alle amministrative, non sapendo (o peggio: ben sapendo) che è necessaria una legge ad hoc per consentirlo, proprio perché nel referendum abrogativo c’è la questione del quorum da superare, e per le elezioni amministrative no.

In generale, ho trovato il quesito super-tecnico e troppo difficile da sottoporre al corpo elettorale. E’ poi il motivo per cui non ne ho scritto in questo blog durante la campagna referendaria. Sono andato a votare solo perché non volevo che la mia astensione per incompetenza personale fosse sommata all’astensione degli ignavi, a quella dei qualunquisti, o a quella politica chiesta da una parte.

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