“E’ stato confermato quello che già sapevamo, sono felicissima e non vedo l’ora di andare a casa da Marco, al cimitero, e portargli quest’altro fiore, un altro passo avanti per me”. Marina Conti, la madre di Marco Vannini, il ventiduenne di Ladispoli morto a causa di uno sparo in casa della sua fidanzata Martina Ciontoli, tira un sospiro di sollievo, tra applausi e abbracci. L’udienza preliminare che si è svolta oggi presso Tribunale di Civitavecchia si conclude con un rinvio a giudizio per tutti e cinque gli indagati. Tutta la famiglia Ciontoli, (i genitori Antonio e Maria e i figli Martina e Federico), sarà processata per omicidio volontario, solo per Viola Giorgini, fidanzata di Federico, presente quella notte nella villetta di via Alcide De Gasperi, l’accusa più leggera di omissione di soccorso. Secondo le tesi formulate durante le indagini dal pm Alessandra D’Amore, Marco sarebbe morto non per le ferite dovute allo sparo, ma per i ritardi nei soccorsi a causa dei tentativi di occultamento dell’accaduto da parte degli indagati. “Abbiamo superato il primo gradino e adesso possiamo rilassarci”, commenta Valerio, il papà di Marco. Fino al 23 maggio, quando si terrà la prima udienza in Corte d’Assise. “Ora comincerà una battaglia non facile”, afferma Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini insieme a Franco Coppi, che aggiunge “sicuramente è stato Antonio Ciontoli a sparare, resta da chiarire perché e come”

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