Ai piedi del ghiacciaio Vatnajökull c’è un paradiso capace di creare un cortocircuito emotivo a chi lo “vive”: un lago ghiacciato sul quale galleggiano, muovendosi verso il mare (talvolta con una certa rapidità) iceberg bianchi, blu e turchese. Le foche fanno capolino in mezzo ai ghiacci. “Welcome to Wonderland” dice la guida turistica a bordo della barca. Esattamente.

Il lago più profondo d’Islanda “cambia” da una notte all’altra ma anche da una mezz’ora all’altra, soprattutto nella lingua stretta sotto il ponte dove la corrente diventa più forte e trascina tutto verso il mare, creando ingorghi e geometrie di ghiaccio e colori. Un lago di 18 km quadrati che negli ultimi 50 anni è raddoppiato in dimensioni a causa del surriscaldamento globale: per questo si fa fatica a capire se essere felici di fronte a questa meraviglia oppure disperarsi, perché tanta bellezza è frutto di un problema gigantesco. Questa la dicotomia. Questo il cortocircuito emotivo di cui vi parlavo all’inizio.

Superata questa tappa abbiamo proseguito verso est fino a Höfn e due giorni dopo, al rientro verso Reykjavík, ci siamo fermati di nuovo alla Laguna: abbiamo beccato il tramonto più bello della nostra vita. O perlomeno della mia. Ai colori sopracitati si è aggiunto un arancione acceso che, come un fulmine, ha “tagliato” i blocchi di ghiaccio come fossero diamanti, creando uno spettacolo unico. Allora ci siamo spostati verso la spiaggia, proprio verso la “foce” del fiume che esce dalla Laguna: un’altra esperienza unica. Pezzi di ghiaccio ovunque, spiaggiati sulla sabbia nera, in mezzo a un caleidoscopio di raggi arancioni. La scheda video e foto di quel pomeriggio è danneggiata e non abbiamo nemmeno un documento di quello che abbiamo visto. Solo un Periscope, che abitualmente non uso e che in quel giorno ho deciso di accendere, per condividere con tutti. E lo stupore più grande è stato proprio leggere i commenti esattamente “divisi in due”, come quel cortocircuito iniziale di cui vi parlavo. Meraviglia e inquietudine, allo stesso tempo.

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