“Se 90 scuolabus pieni di bambini si schiantassero ogni giorno, senza un solo sopravvissuto, il mondo ci farebbe caso. Ma questo è esattamente cosa succede ogni singolo giorno a causa della mancanza di acqua, di pulizia e condizioni igieniche adeguate”. Questa dichiarazione scioccante di Sanjay Wijesekera, responsabile mondiale del Dipartimento di Acqua, Pulizia e Igiene dell’Unicef, fa riflettere su uno dei tanti problemi che sconvolgono il mondo e con cui spesso i Paesi sviluppati poco hanno a che fare. L’acqua insalubre uccide più che i conflitti armati, è addirittura la prima causa di mortalità nel mondo: secondo uno studio dell’Ong Solidarités International, il 50% della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi di persone non dispongono di servizi igienici. E, anche se negli ultimi anni grazie agli effetti congiunti di organismi internazionali per migliaia di persone la situazione è migliorata, la strada da fare è ancora lunga, soprattutto in luoghi remoti da raggiungere.

Thomas, Nicolas e Romain, tre francesi intorno alla trentina, un paio di anni fa hanno deciso di contribuire alla causa e hanno fondato il progetto Sail for Water. Con Williwaw, una barca a vela di 11,75 metri sono partiti da Tolone l’11 ottobre 2015, per un giro del mondo di 35mila miglia nautiche (64.820 chilometri) in tre anni, con un obiettivo preciso: distribuire in 22 Paesi 1000 filtri per rendere l’acqua potabile. Si tratta di un dispositivo molto semplice, che da solo può filtrare più di 3 milioni e 500mila litri d’acqua, cioè il consumo giornaliero di 100 persone per 5 anni. Il kit che Sail for Water distribuisce durante i vari scali contiene, infatti, tutti gli elementi necessari per l’installazione del filtro: un secchio, il filtro, un tubo, delle giunzioni, un coltellino per fare un buco della misura giusta e una siringa di plastica per pulire e manutenere il filtro. Il resto del lavoro lo svolge la forza di gravità. Le membrane che formano il filtro, permettono all’acqua di scorrere rapidamente, trattenendo tutto ciò che è più grande di 0,1 micro (unità di misura 100 volte più piccola di un capello umano), compresi quindi i batteri che causano colera, tifo, dissenteria, streptococco, salmonella, etc. A quattro mesi esatti dalla partenza, abbiamo parlato con Romain, Thomas e Nicolas per farci raccontare il progetto.

La gente che riceve il kit per il filtraggio dell’acqua deve pagare qualcosa?
No, lo distribuiamo gratuitamente, il nostro obiettivo è di darne 1000 in questi tre anni. Sono stati i nostri mecenati, società e singoli, a finanziarne l’acquisto.

Fornire acqua potabile a larghe porzioni di popolazione è un problema affrontato, con varie soluzioni, dai più grandi attori internazionali come Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità, Croce Rossa, etc. Voi siete in contatto con alcuni di loro?
Noi siamo principalmente in contatto con la Ong Waves for Water, che distribuisce già questi filtri da 6 anni. Loro hanno tutta una rete di Ong locali cui ci appoggiamo quando non troviamo da soli i nostri interlocutori “in loco”.

Come vi approcciate alla gente locale una volta che arrivate nei vari Stati? Come viene accolto il vostro progetto?
Passiamo sempre attraverso delle associazioni esperte della situazione locale che possono guidarci durante la nostra missione. Finora nei Paesi che abbiamo visitato siamo sempre stati accolti bene e le persone che ricevono il filtro ne sono riconoscenti.

Dopo questi primi quattro mesi di viaggio, avete già ricevuto commenti dai paesi a cui avete fornito il filtro?
No, non ancora, ma restiamo in contatto con la gente che ci ha accompagnato. Siamo solo alla nostra terza missione!

Come vi finanziate per questi tre anni?
Prima di partire, abbiamo tutti e tre lavorato e ci sono voluti due anni per concretizzare il progetto e raccogliere i fondi necessari a questi tre anni di viaggio. Inoltre, riceviamo sempre qualche donazione attraverso il nostro sito internet.

@FraPradelli

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