“Alexis, facci vedere le tue mani: hanno mai lavorato la terra?” E’lo slogan con cui migliaia di agricoltori hanno protestato contro la riforma della previdenza sociale che il governo Syriza-Anel si appresta a portare in Parlamento potendo contare su soli due voti in più del minimo. Transenne, polizia, fumogeni e bandierine: in Piazza Syntagma ad Atene tornano a riecheggiare proteste e scioperi, sembrano i giorni della mobilitazione contro l’Europa e il governo dei creditori. Ma questa volta il bersaglio non è la troika bensì il primo premier di sinistra della storia repubblicana ellenica.

La mobilitazione generale di oggi, che ha portato contemporaneamente ad incrociare le braccia praticamente tutte le categorie produttive (con un centinaio di voli cancellati e traghetti fermi), segue quella dei cosiddetti “forconi di Grecia” che con migliaia di trattori hanno bloccato caselli e autostrade da dieci giorni a questa parte. Non ci stanno gli agricoltori greci a non vedersi riconosciuti i contributi previsti per legge dal 2013 a oggi, e l’aumento di tasse sommato al taglio delle pensioni. Alcuni produttori ortofrutticoli si sono arrampicati sull’Acropoli da dove hanno srotolato uno striscione con su scritto: “Il mercato sta morendo, non ne possiamo più”.

Nella cittadina marittima di Preveza, a un passo dalle gettonatissime mete turistiche di Lefkada e Sivota, una trentina di pescherecci hanno preso il largo accendendo fumogeni. Niente battute di pesca e mercati deserti. A Salonicco le autobotti sono giunte in corteo ai distributori di benzina, ma senza rifornirli. Sempre a Salonicco un fuoristrada avvolto da una bandiera greca ha tentato di sfondare il portone di ingresso del Ministero per la Macedonia, ma è stato bloccato dalle guardie di sicurezza. Negli scontri ne ha fatto le spese il giornalista Dimitris Perros, colpito alla testa con una mazza da alcuni incappucciati nelle vicinanze di piazza Omonia, a pochi metri dalla sede di Syriza.

La protesta popolare si somma alla forte instabilità politica. Il gabinetto economico di Tsipras sa bene che esiste il rischio che il ddl di riforma non passi, perché almeno cinque o sei deputati di Syriza e un paio della Destra Indipendente di Anel potrebbe essere tentati di non votarlo. Per questo il premier prima di partire per il vertice sulla Siria a Londra ha ricevuto il Segretario dei socialisti del Pasok, Fofi Gennimata, il centrista Leventis e il leader della sinistra democratica Fotis Kouvellis: in tutto 18 seggi. Avrebbe offerto loro di entrare in maggioranza. Ma a quel punto le altre formazioni all’opposizione si preparerebbero a fare fronte comune contro colui che, anche agli occhi dei suoi stessi elettori, oggi chiede altri sacrifici e impone misure draconiane senza portare a casa alcun vantaggio. Il 47enne leader dei conservatori, il liberale Kyriaos Mitsotakis, sta battendo il paese in lungo e in largo. E’ già in campagna elettorale da due mesi e ora dopo aver vinto le primarie nel suo partito aspetta che sia Tsipras a fare il primo passo, mentre il fronte anti euro ricomincia a mobilitarsi con gruppi che si organizzano per non mancare il 9 febbraio a Berlino al lancio del Movimento Transnazionale di Yanis Varoufakis Diem 2025.

A conferma del momento delicato della Grecia, anche l’uscita della Bild di oggi, secondo cui Tsipras vorrebbe nuove elezioni in primavera o in estate. E nelle prossime settimane potrebbe chiedere al Presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, lo scioglimento del Parlamento.

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