Prima storica visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma. Ghetto blindato per paura di attentati terroristici con 800 forze dell’ordine, polizia cinofila e metal detector. Nel giorno in cui in Italia si celebra il dialogo tra cattolici ed ebrei, Bergoglio incontra la più antica comunità della diaspora. Esattamente sei anni dopo la visita di Benedetto XVI, Francesco è infatti il terzo Pontefice a varcare la soglia del Tempio Maggiore di Roma. Trent’anni fa, il 13 aprile 1986, fu san Giovanni Paolo II, accolto dall’allora rabbino capo Elio Toaff, a incontrare per la prima volta gli ebrei romani, imprimendo un deciso impulso nei rapporti tra le due comunità. Rapporti su cui ha inciso molto la dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, voluta dal beato Paolo VI e della quale recentemente è stato ricordato il 50esimo anniversario della promulgazione.

Prima di entrare nella Sinagoga, dove è stato accolto dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il Papa si è fermato davanti la lapide che ricorda quando, il 16 ottobre 1943, le SS invasero il ghetto e deportarono 1024 ebrei romani nel campo di sterminio di Auschwitz, che Francesco dovrebbe visitare durante il suo viaggio in Polonia nel luglio prossimo. Bergoglio ha poi sostato in preghiera nel luogo dove avvenne l’attacco terroristico alla Sinagoga nel 1982 che causò la morte del piccolo Stefano Gay Taché, citato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento, e il ferimento di 37 ebrei romani. Il Papa ha salutato anche alcuni ex deportati dei lager nazisti.

Bergoglio, che a Buenos Aires aveva rapporti di grande amicizia con la comunità ebraica e con il suo rabbino Abraham Skorka con cui ha scritto diversi libri, con la visita nella Sinagoga di Roma segna un passo fondamentale nei rapporti con Israele. Soprattutto dopo il riconoscimento da parte della Santa Sede dello Stato di Palestina. Riconoscimento che aveva suscitato la “delusione” di Israele. Nel messaggio Urbi et Orbi del Natale 2015 Francesco aveva auspicato la fine del conflitto mediorientale con la “soluzione dei due Stati”: “Possano Israeliani e Palestinesi riprendere un dialogo diretto e giungere a un’intesa che permetta ai due popoli di convivere in armonia, superando un conflitto che li ha lungamente contrapposti, con gravi ripercussioni sull’intera regione“.

Twitter: @FrancescoGrana

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