Non è solo sulla riforma del Senato che il presidente del Consiglio Matteo Renzi si sta giocando faccia e futuro politico.

C’è un’altra vicenda sulla quale sta rischiando grosso: le famose trivellazioni in mare alla scoperta di gas e petrolio.

Pochi se ne sono accorti, ma su questa storia il capo del governo la brutta figura l’ha già collezionata.

Per mano anzitutto dei milioni di cittadini che da nord a sud si sono mobilitati e stanno mobilitandosi contro quello che studiosi e associazioni ambientaliste già denunciano come un potenziale disastro ecologico.

Ma soprattutto per mano dei Consigli regionali che sotto la spinta di tanti cittadini hanno già deciso di chiedere il referendum abrogativo contro le norme di quel suo “Sblocca Italia” che hanno spalancato le porte alla dissennata campagna di perforazioni ad alto impatto basata sulla  tecnica dell’airgun.

I soliti gufi? Il premier non mancherà di ricordarcelo nei prossimi giorni. Solo che stavolta i gufi sembrano particolarmente numerosi e, soprattutto, ben accasati, visto che delle otto Regioni che si apprestano a depositare i quesiti contro le trivellazioni renziane ben 7 sono guidate da governatori del Partito democratico.

Un vero record in tema di leadership politica. Mai abbiamo visto tanti consigli regionali schierati contro il presidente del Consiglio in carica. E mai così tanti dello stesso partito.

Certo, non siamo alla rottamazione, ci mancherebbe. Ma un significato politico tutto questo lo avrà pure. O no?

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