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Profughi, l’Italia che non regge e il Vaticano samaritano

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C’è una euforia solidale che non durerà, vivrà il tempo di un’emozione digitale. Ma è giusto goderla finché dura.

Papa Francesco invita ogni chiesa, monastero, eccetera a ospitare una famiglia di profughi e lo fa con un tale ritardo da figurare bene solo per averlo detto e non per averlo detto molto tempo fa. Salvo pochi, siamo tutti eredi della crisi e portiamo in dote una rabbia sociale che divora pretesti per sfamare i figli: come per miracolo si aprono le chiese (buone ultime) e prima case sfitte e prima ancora si edificano campi di transito in cui i richiedenti asilo trascorrono quasi sempre troppo tempo, non imparano quasi mai una parola di italiano, spesso non apprendono nessuna competenza professionale. Un mare di soldi in cui l’onestà cola a picco.

Cosa distingue i richiedenti asilo dagli italiani in coda? Molto più di un’identità nazionale, non è ideologia di razza, ma consapevolezza di guadagno: con i primi ci puoi guadagnare, con gli italiani no. Prima gli italiani? No, non conviene, tutto qui.

Questo Paese non discrimina i suoi concittadini come non disprezza il denaro, ma prende a funzionare con l’affidabilità impeccabile di uno specialista quando trasforma un migrante in oro più prezioso della droga e delle armi.

“Prima gli italiani, prima loro nelle case sfitte e nelle chiese schiuse, prima loro dei diversi”. Ma il razzismo non c’entra, l’intolleranza nemmeno. E’ ‘ideologia del denaro, l’assuefazione alla convivenza nel Paese più corrotto d’Europa, l’Italia, sì, l’Italia Capitale, mafia è riduttivo.

Gli italiani in fila non sono competitivi e come umani sono un traffico che non rende.

fogliazza -vignetta

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