L’Italia è vittima di un’invasione. No, non degli immigrati: delle scarpe aperte senza tacco. Un’autentica sciagura estetica. Siamo ormai circondati da sandali alla francescana (i più grandi anticoncezionali mai concepiti), infradito, havaianas (sempre infradito, però chiamarle così fa più figo) e ciabatte vieppiù indecenti. Essere feticisti d’estate è come essere vegani in macelleria: un martirio continuo. Il dolore è grande anche se non vantate lo stesso punto debole di Tarantino, aduso a infarcire ogni film di piedi femminili in primo piano.

La tesi difensiva di chi indossa scarpe aperte e senza tacco è molto semplice: “Eh, ma fa caldo e son comode”. Senza dubbio, ma se questo è il ragionamento allora tanto vale andare in giro senza maglietta, senza reggiseno e senza mutande, perché il caldo colpisce tutto il corpo. Il piede è però ritenuto una parte non “privata” e dunque mostrabile: ed è qui che risiede l’errore. Consci di dare una notizia terribile a molte donne, il piede è una parte intima – eccome – e le infradito possono permettersele 5 donne su 100, perché serve un piede magro e curato, che non “spanci” quando cammina e si poggia a terra. Una rarità come la manna dal cielo (o dai frassini, perché è da lì che la manna proviene).

Le “havaianas” vanno bene in spiaggia, non in città. Sono quasi sempre terrificanti e mostrano piedi – troppo spesso – non curati, brutti e in grado di rovinare la giornata a chi ha la sventura di osservarli. Una città, un supermercato o un ristorante non sono la dépendance di casa vostra: andarci in ciabatte, o quasi, è inelegante. Un piccolo reato estetico. E la libido crolla sotto zero (ah, che nostalgia degli stivali quando è estate). Il tacco, anche se moderato, aiuta quasi sempre. Qualcuno, in un attacco di boldrinite, dirà: è un articolo misogino, sessista e maschilista. Macché: è semplicemente un articolo (ironico) in difesa della bellezza, che era e resta femmina. Sì, perché se le infradito sono quasi sempre deludenti in una donna, a meno che non si abbia il “piede filosofale” (cioè perfetto), in un uomo sono proprio da vietare con un decreto legge da approvare al più presto.

Ultimamente si è costretti ad assistere – sgomenti – a un’invasione di truzzi che indossano ciabatte inaccettabili e hanno la grazia dei buzzurri in calore: di grazia, dispensateci da cotanto scempio. C’è un limite anche all’orrido. Si narra che Maria Elena Boschi, tra una ballerina azzurra e un tacco 12 leopardato, ami le scarpe. Le scarpe non amano lei, a giudicare dall’effetto un po’ zampone, ma pazienza. Ci faccia un regalo e vieti le scarpe aperte ai maschi (escluse le spiagge). Qualora accadesse, per una volta plaudiremmo il decisionismo renziano. E vivremmo tutti più felici.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 10 agosto 2015

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