La libido, che da sempre accompagna le nomine Rai, origina dall’immutato fascino del potere televisivo e dall’immaginario (tutto maschile) di poter comandare in un mondo luccicante, e disponibile, di soubrette e paillettes.

Sogni d’oro interrotti ieri da un informato articolo de La Stampa sulla Rai di Renzi e sul “nuovo mood” che i nuovi direttori dovranno applicare per realizzare un’informazione con “meno ansia e più servizio pubblico”. D’ora in avanti, par di capire, all’ingresso di Saxa Rubra sarà scolpito sulla pietra il tweet-invettiva del premier contro i “talk-show pollaio zeppi di trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri”.

Che cesseranno all’unisono. Avanti invece con una tv più costruttiva, edificante, educativa, che “racconti le tante cose positive del nostro paese”. Insomma, una RenziRai i cui palinsesti verranno elaborati dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi, per fare prima. Sulla base dell’editto è possibile che trasmissioni di successo (ma che a Renzi, poverino, provocano ansia) come Report, Presa diretta, Ballarò e forse anche Chi l’ha visto, saranno sostituite, per esempio, da 47-35 Parallelo Italia, dal timbro assai costruttivo ma con ascolti purtroppo da monoscopio.

Grande giubilo, in queste ore, traspare dalla concorrenza di Mediaset e La7 ed esulta anche il mondo della satira, ultimamente a corto di idee.

Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2015

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