In Italia la sterilità nella coppia è ormai un disagio sociale. Una su cinque non riesce ad avere figli in modo naturale. Solo vent’anni fa la percentuale era la metà. A lanciare l’allarme è il ministero della Salute, che oggi ha presentato il piano nazionale per la fertilità “Difendi la tua fertilità prepara una culla nel tuo futuro”. “L’obiettivo non è invitare gli italiani a fare più figli – ha dichiarato il ministro Beatrice Lorenzin – ma informarli su come proteggere la fertilità nelle fasi della vita, evitando comportamenti che possano metterla a rischio”. Come? Attraverso percorsi formativi rivolti ai medici di famiglia, operatori sanitari e insegnanti. Aumentando i centri di oncofertilità, cioè quelli per la conservazione dei gameti nei pazienti oncologici. E lanciando una campagna di sensibilizzazione su internet e sui social network per arrivare ai più giovani. Il piano inoltre istituisce il Fertility day (una giornata nazionale dedicata alla fertilità) a partire dal 7 maggio 2016. L’infertilità riguarda nel 40 per cento dei casi gli uomini, nel 40 per cento le donne, e nel 20 per cento entrambi. Nel 1970 nei maschi il numero degli spermatozoi era il doppio. E rispetto a 30 anni fa l’età media del concepimento si è alzata di dieci anni in ambo i sessi. Tutti fattori che hanno provocato un crollo delle nascite: 64mila in meno tra il 2008 e il 2013 secondo l’Istat.

La fecondazione artificiale non è sempre la soluzione. “La medicina non può fare miracoli, può dare una mano, ma non funziona in tutti i casi – ha chiarito Eleonora Porcu, responsabile del Centro di infertilità e procreazione medicalmente assistita del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, e presidente del tavolo di esperti che ha elaborato il piano -. Solo una donna su tre rimane incinta. Nelle over 40 il successo si abbassa, una ogni cinque. E una ogni dieci passati i 42 anni”. Il problema va risolto a monte, se possibile. A danneggiare la fertilità sono alcune patologie, spesso trascurate o di cui ci accorgiamo in ritardo. Prendiamo i maschi. “Nella pubertà – ha spiegato Andrea Lenzi, nuovo presidente della Società italiana di endocrinologia, tra i relatori di oggi – ci possono essere dei problemi di sviluppo dell’organo sessuale, per esempio le alterazioni che riguardano il pene, come fimosi o frenulo breve, le posizioni anomale del testicolo”. Anche l’obesità è un nemico, perchè causa un innalzamento della temperatura fisiologica dei testicoli peggiorando la qualità degli spermatozoi e dunque influenzando la fertilità dell’uomo. Il vizio della sigaretta in età avanzata è associato al rischio di disfunzione sessuale. E poi l’alcol, che riduce il livello di testosterene, con conseguente calo della libido e difficoltà di erezione. Stessa cosa per le sostanze stupefacenti. Passiamo alle donne. Nelle adolescienti, dai 10 ai 15 anni, sono soprattutto i disturbi alimentari responsabili di un’eventuale sterilità. Più tardi invece incidono i disturbi dell’ovulazione, l’ovaio policistico, fibromi, infezioni genitali.

Il sesso non protetto c’entra. Perchè durante il rapporto c’è il rischio di contrarre malattie che influenzano la fertilità. “I dati sono preoccupanti. È ritornata la sifilide, sono cresciuti i casi di gonorrea e papilloma virus” ha avvertito il ministro Lorenzin. L’Istituto superiore di sanità ha registrato tra il 1991 e il 2012 96.752 nuovi casi di infezioni sessualmente trasmesse (Ist). Le diagnosi di infezioni più comuni sono quelle da Clamydia trachomatis, soprattutto nei giovani tra i 15 e i 24 anni, da Trichomonas vaginalis e da Neisseria gonorrhoeae. Dal 2006 si è verificato anche un aumento delle segnalazioni di linfogranuloma venereo. E nel 2012 l’Hiv è risultato quasi 20 volte più frequente nelle persone con infezioni sessualmente trasmesse. “C’è tanta disinformazione – denunciano gli esperti interpellati dal ministero -. Il piano nazionale fertilità serve a sfatare falsi miti e conoscere più da vicino la nostra sessualità”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotdiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Instagram, guadagnare fino a 15mila dollari per una foto postata: chi paga? I marchi di moda e turismo

next
Articolo Successivo

World Fair Trade Week 2015: Expo, ma in versione etica. Milano capitale del commercio equo

next