Erano settimane che si fotografava con le sue piante di marijuana. Le annaffiava e ne mostrava la crescita postando le foto su Twitter e Facebook. “Voglio essere arrestata come tutti gli altri cittadini”, scriveva sui social network. E alla fine Rita Bernardini, segretaria dei Radicali italiani, col suo gesto di disobbedienza civile voleva fare puntare i riflettori sul dibattito per la cannabis terapeutica. Venerdì 15 maggio, alle 9 di mattina, su mandato della Procura della Repubblica di Roma la polizia ha perquisito la sua abitazione, sequestrando le 56 piantine che dal primo di aprile coltivava sul balcone di casa. Lo ha reso noto la stessa Bernardini su Facebook, ora indagata per il reato previsto dall’articolo 73 dpr 309/90 (divieto di coltivazione di piante di marijuana). Pubblicati sul suo profilo anche tutti gli atti: mandato di perquisizione, sequestro, nomina del difensore di fiducia e verbali.

Sequestro delle piante sì, ma nessun arresto per la segretaria dei Radicali. “Perché non sono finita in prigione? Le persone normali sono arrestate per molto meno – racconta lei stessa a ilfattoquotidiano.it – Il vero motivo è che si vuole mettere il silenziatore su un argomento scomodo, come la legalizzazione della cannabis. Così come è stata messa a tacere la relazione della Direzione nazionale Antimafia che quest’anno si è espressa per la depenalizzazione delle droghe leggere”. La speranza di Bernardini, quindi, era di finire in manette proprio per dare maggiore risalto alla lotta che da anni i Radicali stanno portando avanti per la legalizzazione e l’uso terapeutico della cannabis. “Non importa, sarò arrestata la prossima volta – continua la segretaria dei Radicali – In questi giorni mi rimetterò a piantare. Tanto i semi non mancano”.

Non è la prima volta che Bernardini compie gesti di disobbedienza civile. Il primo nel 2012, quando era ancora parlamentare. Poi nel 2013, con la consegna della marijuana a malati gravi. “Il tutto filmato – commenta la segretaria dei Radicali – e consegnato alla Procura di Foggia”. Il terzo “raccolto”, invece, è stato distribuito durante il congresso dei radicali lo scorso novembre a Chianciano. “E proprio in questi giorni, per la terza distribuzione di marijuana, la Procura di Siena mi ha inviato un decreto di citazione diretta in giudizio”. Anche quest’ultima “coltivazione” – come le precedenti tre – sarebbe stata destinata a malati di gravi. Non a caso, il sequestro di venerdì mattina Bernardini lo dedica ad Andrea Trisciuoglio, segretario dell’associazione “Lapiantiamo Cannabis Social Club. “Andrea è un malato di sclerosi multipla – continua la segretaria – È uno dei sessanta fortunati a cui l’Asl passa il farmaco Bedrocan. Ma lui sta lottando per tutte le persone che, disperate, si devono gettare nelle mani della criminalità organizzata”.

Poco dopo il sequestro delle 56 piante di marijuana Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e promotore dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, ha sottolineato i meriti delle iniziative di disobbedienza civile. Ma “servirebbe più coraggio per governare un fenomeno che oggi, invece che essere regolamentato dallo Stato, è gestito dalle mafie”, continua Bernardini.

Tra le piante di cannabis messe sotto sequestro, si trovava anche un cartonato del volto di Carlo Giovanardi, senatore di Area Popolare contrario alla depenalizzazione delle droghe leggere. “L’avevo messa come spaventapasseri quando alcune foglie erano mangiate dagli uccellini: ha funzionato molto bene”, commenta l’esponente dei Radicali. Il cartonato di Giovanardi è stato messo al sicuro prima del sequestro. Chissà se sarà usato per la prossima “piantagione”.

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