“Un attore di strada con la sua generosità dà e con generosità riceve, quindi alla fine non gli mancherà niente. La vera precarietà è quella dell’anima”. Così Luigi Benassai, in arte ‘Grey the mime’, risponde a chi può pensare che essersi scelto il mestiere di mimo sia un po’ una follia, aggiungendo: “E attenzione poi a non considerare il mimo limitato nella comunicazione: solo il 20% della comunicazione è verbale”. Grey, che ormai da anni esegue il suo show sotto il David di Michelangelo, a Firenze, non rinuncia però alla sfida del teatro con ‘The Jail’ (la prigione): pantomima ideata insieme alla giovane attrice Giulia Cavallini (che ne ha curato la regia), arricchita dalle scenografie dello street artist Clet Abraham. Uno spettacolo che racconta le peripezie di un mimo chiuso in una prigione metafora, in realtà, delle nostre barriere mentali. Ma alla fine il protagonista riuscirà a provare serenità anche in quel luogo angusto: “L’uomo è dotato di poesia e narrazione, e la può ritrovare ovunque perché è dentro di lui. Anche dentro un carcere, anche dentro un palazzo politico – spiega Grey, che scherzando chiosa -. Io però vedo meglio un politico dietro le sbarre, ed un mimo fuori che dica: signori da oggi la felicità è di dovere per tutti”  di Max Brod

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