Pescara, domenica di Pasqua. Pioggia battente. Incessante, per tutto il giorno. Intorno alle 23, un muretto dell’asse attrezzato, il “raccordo anulare” cittadino, frana. La corsia di emergenza si sbriciola. Solo per miracolo in quel momento non passano né automobili né tir, che sarebbero precipitati nella voragine. Ma smottando, il muro di contenimento in cemento investe un’enorme condotta dell’Aca (l’azienda comprensoriale acquedottistica) che porta acque bianche e nere dalla città al depuratore consortile. Tutta la zona (proprio a ridosso del cementificio) si allaga di liquami. Perché il tubo della condotta è crollato, e solo per un pelo non si è abbattuto contro un’abitazione.

Nessuno è rimasto ferito, ma lo spavento è stato enorme. “Le case hanno tremato, sembrava un terremoto” hanno dichiarato alcuni residenti nell’area sottostante. È un raccordo autostradale lungo quasi 15 chilometri, senza pedaggio, che poi continua come superstrada per altri due chilometri nel territorio comunale Pescarese. Una task force da stanotte è sul posto. “La valutazione del disagio e dei tempi di ripristino già in queste ore confermano che non saranno brevi: si raccomanda la massima comprensione e collaborazione – dice il sindaco Marco Alessandrini – Sono assicurati tutti i servizi, non mancherà l’acqua, né corrente nelle abitazioni e non si richiedono particolari accorgimenti da parte della popolazione, a parte la mobilità nella zona”.

“Da ieri sera si susseguono a ritmo serrato incontri e telefonate con i soggetti interessati per monitorare e tenere sotto controllo l’evolversi della situazione, sia per la contingenza che, in prospettiva, per il ripristino di tutte le funzionalità dell’infrastruttura– aggiunge il vicesindaco Enzo Del Vecchio – Stiamo cercando di comprendere meglio le cause dello smottamento. Si riscontrano danni da allagamento alle imprese a ridosso dello smottamento”.

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