La prospettiva di un vertice sullo stato delle finanze elleniche a margine del Consiglio europeo di giovedì non fa calare la tensione tra la Grecia e i creditori. Al contrario, le schermaglie a distanza si sono intensificate in seguito alla notizia che, nonostante il Paese sia già in crisi di liquidità, il Parlamento ha dato il via libera a un disegno di legge contro la crisi umanitaria. Un piano che recepisce alcune tra le principali misure sociali proposte da Syriza in campagna elettorale, dall’elettricità gratis ai buoni pasto per 300mila famiglie povere e al cui finanziamento l’esecutivo intende dedicare i proventi che otterrà dalle privatizzazioni. La mossa unilaterale ha innervosito non poco i creditori, cioè la Ue, la Bce e il Fondo monetario internazionale, che attendono ancora da parte di Atene azioni concrete per attuare le riforme promesse a fine febbraio in cambio del prolungamento per quattro mesi del programma di aiuti.

Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker si è detto “preoccupato per la Grecia e non soddisfatto dei progressi degli ultimi giorni”, mentre il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, pur specificando che la Commissione europea non mette “alcun veto” ha ricordato che l’accordo raggiunto lo scorso 20 febbraio prevede che “le autorità greche devono lavorare costruttivamente con tutte le istituzioni” creditrici, “cosa che implica consultazioni sulle nuove misure”. Molto più duro, al solito, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha sentenziato: “Abbiamo l’impressione, e tutti quelli che si stanno occupando della questione hanno l’impressione, che il tempo stia per scadere per la Grecia. È ovvio che abbiano qualche problema”. Un riferimento diretto ai problemi di liquidità del Paese, che ha visto le entrate fiscali crollare di oltre un miliardo nei primi due mesi del 2015 e questa settimana deve versare altri 350 milioni all’Fmi (un’altra rata di rimborso del debito) e rifinanziare titoli di Stato in scadenza per 1,6 miliardi. Senza lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi prevista dal programma di assistenza finanziaria partito nel 2010, il rischio di ritrovarsi senza i soldi necessari per pagare stipendi e pensioni è concreto.

Ma il premier Alexis Tsipras non intende cedere a quelle che considera “minacce” e rilancia attaccando: “Se lo fanno per spaventarci, la risposta è: non ci spaventeremo. Il governo greco è determinato a rispettare l’accordo del 20 febbraio. Tuttavia, chiediamo lo stesso ai nostri partner”. E ancora: “Il comportamento di alcuni, non tutti, dei nostri partner e soprattutto di alcuni dei tecnocrati e team di tecnocrati conferma soltanto gli argomenti della parte greca. Che altro si può dire a chi ha la sfrontatezza di dichiarare che affrontare una crisi umanitaria sia un’azione unilaterale?”.

Più la Grecia tenta di affrancarsi dai diktat dei creditori, però, più si ritrova con le spalle al muro. Per restare a galla, Tsipras ha già messo le mani sulle riserve dei fondi pensione e sui soldi custoditi nel fondo salva banche, a cui in teoria avrebbe potuto ricorrere solo previo via libera della Bce. “Trucchi” che hanno fatto salire la tensione con i partner europei, che sollecitano l’avvio delle misure anti evasione e di aggiustamento di bilancio promesse in febbraio. Secondo l’agenzia Blooomberg funzionari della ex troika, in una conference call che si è svolta martedì con alcuni alti funzionari dei ministeri delle Finanze dell’Eurozona il rappresentante del Fondo monetario ha detto che la Grecia è il Paese meno collaborativo con cui abbia mai lavorato in 70 anni.

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