Migranti, per l’avvocato generale della Corte Ue l’accordo Italia-Albania è compatibile con le norme. Meloni esulta, ma è un parere non vincolante
L’accordo Italia-Albania sui cpr è “compatibile” con le norme Ue in materia di rimpatri e asilo. Il parere, non vincolante, arriva dall’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Nicholas Emiliou, che anticipa la sentenza dei giudici di Lussemburgo che, quella sì, stabilirà l’effettiva correttezza dell’intesa con il Paese extra-Ue. Intanto, però, Giorgia Meloni esulta: “Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete”, ha scritto sui social.
Secondo l’avvocato, il diritto Ue “non impedisce” a un Paese di istituire i centri per il rimpatrio al di fuori del proprio territorio, ma questo, ricorda, non fa venire meno l’impegno al “rispetto di tutte le garanzie previste”, tra cui il diritto all’assistenza legale, all’interpretazione linguistica e ai contatti con familiari e autorità. Particolare attenzione, inoltre, deve essere assicurata ai minori e alle persone vulnerabili.
Così il protocollo siglato da Roma e Tirana il 6 novembre 2023 riceve un primo parere positivo, dopo l’appoggio politico ottenuto a Bruxelles, dove istituzioni e cancellerie mostrano da anni la volontà di procedere con una gestione sempre più esternalizzata della migrazione. L’Italia, se il parere sarà confermato in Lussemburgo, sarà legittimamente autorizzata a istituire e gestire in Albania centri per il trattenimento e il rimpatrio dei migranti, pur restando questi sotto giurisdizione italiana. Il Tribunale di Roma non ha riconosciuto la legittimità dei trattenimenti disposti per migranti soccorsi nel Mediterraneo e trasferiti nei centri in Albania perché provenienti da Paesi considerati “sicuri” dal governo italiano, in particolare Egitto e Bangladesh. Ma le autorità italiane hanno deciso di fare ricorso in sede Ue. Nel suo parere, l’avvocato generale chiarisce anche che “la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio dello stesso Stato”, ma resta l’obbligo per i Paesi di garantire un accesso effettivo alla giustizia e un rapido riesame giurisdizionale, al fine di evitare trattenimenti illegittimi.