Milano candida Pierfrancesco Majorino? Di certo, mentre i quotidiani scaldano i motori speculando sul futuro di Milano nel 2016 la città si scopre un’anima solidale che ha i suoi protagonisti.

Milano nell’ultimo anno e mezzo è stata attraversata dal transito di 56.000 profughi, moltissimi in fuga da zone di guerra e senza alcuna intenzione di rimanere. E’ esploso pochi mesi fa un bel problema sulla gestione delle case popolari. C’è stato un dibattito teso anche a livello istituzionale sull’opportunità di avere una moschea -al tempo dell’Isis- e in generale del diritto di fede per tutti i musulmani -e chi segue altre fedi- che non sono e non si sentono in guerra con l’Occidente.

Pierfrancesco-Majorino

E ancora, l’imponente contrapposizione valoriale sull’omofobia, sdoganata in Lombardia fino alle sue varianti ‘riparative’, bandite dalle comunità scientifiche ma ormai approdate -chi l’avrebbe detto- alle più blasonate sale della Regione grazie al convegno sulla famiglia tradizionale con la presenza di Mario Adinolfi, Obiettivo Chaire e altri.

Milano in definitiva avrebbe ottime ragioni per decidere di non passarsela bene e prendere le distanze dalle sue minoranze e dalle sue fragilità. In fondo è la città della moda e di Expo, del Milanese imbruttito e degli aperitivi (in gergo l’’ape’, che sincopato è più trendy), degli ex paninari e degli odierni fighetti.

E’ pure vero che nel 2011 con la vittoria dell’amministrazione Pisapia è stata Milano ad aprire la stagione di crisi politica del berlusconismo. Invece rimane la sorpresa di un’inedita partecipazione a un forum delle politiche sociali appena concluso e che ha inanellato quaranta eventi su temi sociali in nove giorni, 280 relatori che non hanno concesso nulla alla frivolezza. Un test notevole per una città: violenza, tratta, lavoro, disabilità, diritti. Un paio di film (impegnati) non hanno certo spezzato il ritmo. E i milanesi? Sembravano tutti lì, a centinaia. Disertavano cinema e teatri e premevano per entrare in sale già gremite in cui si discuteva di minoranze e di fragilità individuali e collettive.

Autore e attore di questa inedita rivoluzione culturale, l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino per nove giorni ha preso il controllo culturale della città, sottraendolo a teatri, cinema e mojitos. Meno mediatico dei due Mattei nazionali, Renzi e Salvini, frequenta però in prima persona la stazione centrale di notte quando il freddo si fa emergenza o arriva un treno di profughi siriani, ed è noto per chiamare molti ‘barbù per nome. Non la manda a dire al governo di centro sinistra: chiede risorse per il welfare, sostegno al reddito, la tutela dei diritti civili per gli omosessuali, l’authority per il terzo settore e lo ius soli. Lo conoscono più i volontari dell’ex Cie di Via Corelli dei giornalisti dalla Rai di Corso Sempione. Una figura diversa dal solito per i milanesi abituati a politici diversi da così.

Che succede? Che Milano abbia scoperto al tempo della crisi l’inefficacia della logica semplice ma semplicistica dello scambio commerciale? Che i cittadini siano curiosi ma anche già un pò stanchi delle luci della ribalta di Expo, della moda e degli aperitivi? Intanto, lui, Majorino, lancia il guanto di una sfida politica centrata sull’accoglienza e la solidarietà, raddoppia i posti per senzatetto, aumenta le risorse per i cittadini con disabilità e sintetizza così la situazione politica italiana: “di fronte alle diversità sono solo due le strade, l’accoglienza o l’intolleranza. Con Salvini l’egoismo si fa progetto politico. È il progetto politico della paura.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

MANI PULITE 25 ANNI DOPO

di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ Acquista
Articolo Precedente

Razzismo e politica: l’altra faccia dell’Italia

next
Articolo Successivo

Obesità, la dieta mediterranea e il ‘cibo spaziale’ che gli inglesi ci invidiano

next