In dieci comandamenti? Sono la legge del Signore ma anche quella dell’uomo e pure delle forze dell’ordine. Almeno questo è ciò che si dice da tre giorni nel palazzo del Comune di Casalmaggiore, Bassa padana in provincia di Cremona, da quando il consigliere Orlando Ferroni, che appoggia la maggioranza di centrodestra, ha proposto di inserire i dieci comandamenti nel regolamento di Polizia urbana.

La mozione verrà discussa domani in consiglio. “Sono semplici, chiari e sintetizzano le radici della nostra cultura – dichiara il consigliere, che ha una delega al Po e al Parco Golena – In Italia ci sono troppe leggi, farraginose, che spesso hanno bisogno di linee guida per essere interpretate. Bene, se venissero rispettate le tavole della legge che Dio consegnò a Mosè non ci sarebbe bisogno di altro”. Ma violerebbe il principio della laicità dello Stato e dei suoi organi. “Scusi, ma oggi quali politici dovrei prendere da esempio? Ho fatto un sondaggio tra la gente, chi ha dai 50 anni in su conosce i dieci comandamenti a memoria, i più giovani al massimo ne sanno uno, ‘non commettere atti impuri’. Dobbiamo recuperare le nostre origini. Il patrimonio artistico italiano è pieno di opere cristiane. Quando uno esce di casa vede subito una chiesa, come si fa a fare finta di niente?”.

All’opposizione par di sognare: “È assurdo che si perda del tempo a discutere di cose del genere – reagisce il consigliere Pierluigi Pasotto – ci sono temi più urgenti, come l’asilo nido, la mensa scolastica, l’assistenza a domicilio per anziani e disabili, tutti servizi che il comune fa fatica a mantenere”.

Lo scorso ottobre il sindaco Filippo Bongiovanni, della Lega Nord, aveva ordinato di sospendere dalla mensa i bambini che non pagavano la retta. A fine dicembre ha vietato l’accattonaggio. Oggi, anche lui trova fuori luogo l’idea di adottare il decalogo divino. Ma domani comunque si confronterà con i suoi. Intanto, la difesa della fede cristiana regna indiscussa nella sala consiliare, dove una settimana fa è stato affisso al muro un maxi crocifisso del Settecento, in legno intagliato e dorato, alto un metro e 65 centimetri e largo 90, valore stimato 2mila euro. Lo ha donato alla comunità un imprenditore del posto, Bruno Galafassi, a condizione che fosse esposto in quel luogo. La giunta con una delibera del 23 ottobre ha esaudito il suo desiderio, sollevando un vespaio. “Ci hanno imposto la decisione senza aver prima convocato il consiglio – sottolinea Pasotto – è una provocazione, non possono trasformare una sala civica in una parrocchia, questa deve essere la casa di tutti, qui dentro si sposano decine di coppie all’anno che non vogliono andare in Chiesa. Stanno violando la Costituzione e la neutralità dello Stato. E poi c’era già un piccolo crocifisso, come quelli appesi nelle aule delle scuole”.
Replica il primo cittadino: “Quel crocifisso è un’opera d’arte, là dentro sta benissimo. Per chi vuole celebrare le nozze è disponibile anche un’altra stanza in un museo del paese”. “Ma allora – attacca un altro consigliere di minoranza, Calogero Tascarella – chiunque d’ora in poi potrà regalare al comune cimeli e oggetti di culto, un Buddha per esempio, chiedendo di metterlo in bella vista nel palazzo comunale. Sarà d’accordo il sindaco?”. Rimanendo sull’argomento, Pasotto aggiunge: “L’amministrazione ha destinato mille euro agli oratori per i gruppi estivi e ha tagliato sette mila euro per l’acquisto di beni e servizi per le scuole”.

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