“Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità”, chi era Francesco Imprezzabile l’agente morto durante un inseguimento a Milano
“Indossare questa divisa non è solo un lavoro, è una responsabilità”. Rilette oggi, dopo la tragedia della scorsa notte, le parole di Francesco Imprezzabile assumono il valore di una testimonianza. Il vigile della Polizia locale di Milano, morto a 39 anni durante l’inseguimento di un’auto che non si era fermata a un posto di blocco, aveva affidato ai social il racconto di un lavoro che considerava molto più di una professione.
“Vocazione, passione e senso del dovere”
Lo scorso 23 maggio aveva pubblicato una fotografia che lo ritraeva in sella alla moto di servizio. Accanto all’immagine, una riflessione che oggi restituisce il ritratto di un uomo profondamente legato alla divisa che indossava. “Non è un mestiere qualunque: è vocazione, passione e senso del dovere“, scriveva. Parole che raccontano una scelta vissuta come impegno quotidiano, fatta di presenza sulle strade, controlli e turni spesso invisibili agli occhi dei cittadini. E il più delle volte poco apprezzati.
Nel lungo messaggio emergeva soprattutto l’idea del sacrificio come parte integrante del lavoro. “Dietro ogni giornata ci sono rinunce, fatica e tante cose che nessuno vede”, spiegava, rivendicando però il valore dell’onestà e del rispetto come bussola della propria attività. Un modo di interpretare il ruolo che sembra aver accompagnato l’intera sua esperienza professionale. “Non bisogna mai mollare, anche quando tutto sembra più difficile”, scriveva ancora, convinto che fossero “sacrificio, onestà e costanza” a ripagare davvero. Forse per questo non ha esitato a inseguire l’auto che non si è fermata all’alt nella zona di Ponte Lambro e l’ha inseguita.
“Un cuore che batte sotto la divisa”
In un altro post del 31 marzo l’agente – postando la foto con un’anziana – scriveva: “Non è solo una divisa. Non è solo legge, ordine, o una sanzione scritta su un verbale. In quella divisa vive una persona. Una persona che si ferma, che ascolta, che sceglie ogni giorno di esserci. Perché a volte il suo compito non è inseguire, ma rallentare. Non è punire, ma tendere una mano. È in un gesto semplice che si racconta davvero: nel passo paziente accanto a una signora anziana, in quello sguardo attento che diventa protezione, in quel silenzio che sa di rispetto e di cura”.
Un messaggio che proseguiva così: “Lì, lontano dal rumore delle sirene, si vede ciò che spesso sfugge: un cuore che batte sotto la divisa. Un agente è anche questo. Presenza. Vicinanza. Umanità. Perché proteggere significa sì far rispettare le regole, ma soprattutto non lasciare indietro nessuno. E restare accanto, proprio quando qualcuno è più fragile e ha più bisogno di sentirsi al sicuro”.
Nelle ore successive alla notizia della sua morte, i social si sono riempiti di messaggi di cordoglio. Colleghi, amici e conoscenti hanno lasciato decine di commenti sotto le sue fotografie. Molti ricordano l’entusiasmo con cui aveva raggiunto il traguardo professionale che desiderava. “Ci hai messo il cuore in questo sogno, non ci credo. Ma che cosa diavolo è successo”, scrive un amico, dando voce allo sgomento che accompagna la scomparsa improvvisa di un uomo ancora giovane.
La dinamica dell’incidente è ora al centro delle indagini. Ma mentre gli investigatori cercano di ricostruire gli ultimi minuti dell’inseguimento e di identificare il conducente dell’auto in fuga,