Alla fine l’unica promessa che potrebbe mantenere è quella che Matteo Renzi si tiene per sé: prendersi la maggioranza assoluta alle prossime elezioni, forse più vicine del previsto. Un percorso che il premier ha disegnato nella direzione Pd di ieri con il combinato disposto “partito nazionale a vocazione maggioritaria” più Italicum con premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione.

Significa che il 41 per cento delle Europee potrebbe toccare il 50 per cento se la lista dei Democratici diventerà il carro del vincitore sul quale faranno a spintoni per salire a sinistra i profughi di Sel e al centro i disperati di Scelta Civica. A quel punto, come teme Cuperlo, del Pd resterebbe solo il partito della Leopolda a esclusiva vocazione renziana.

Renzi stravince perché ha rimbambito di balle un Paese stremato che gli ha lasciato carta bianca e dice: pensaci tu. Ma se Renzi stravince, gli avversari dove sono finiti?

Berlusconi? Un pregiudicato che sopravvive a se stesso e che non chiede di meglio che cedere la ditta al più giovane concorrente, in cambio di una tranquilla vecchiaia. Grillo? Un grande avvenire dietro le spalle che sta disperdendo l’unica opposizione in una nuvola avvelenata di vendette interne e di sproloqui perfino razzisti che Salvini al confronto sembra Madre Teresa di Calcutta. Lo stesso Salvini col suo cinque per cento? La sinistra pd ormai asserragliata come gli ultimi giapponesi nella giungla? Non scherziamo.

Renzi stravince perché propone l’eterna paccottiglia nazionalpopolare che piace alle mamme trepidanti (bonus bebè), ai piccoli e grandi evasori, ai proprietari di fabbrichette e a quelli che ‘di questi sindacati non se ne può più’. Infatti, l’ultima grande barriera prima che lo statista di Rignano sull’Arno si pappi tutto è la piazza. Quella che il prossimo 25 ottobre a Roma, in piazza San Giovanni, raccoglierà l’Italia arrabbiata. Quella che chiede lavoro e che non si accontenta degli spot da Barbara D’Urso.

Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2014

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