L’episodio è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza del Wal-Mart in Beavercreek, sobborgo di Dayton quando il 5 agosto 2014, il 22enne di colore John Crawford III è stato freddato dai colpi esplosi dalla polizia. Il ragazzo aveva in mano un fucile ad aria compressa, nell’altra il cellulare con cui stava parlando al telefono e si aggirava fra gli scaffali del reparto giocattoli del grande magazzino da cui aveva prelevato l’arma di plastica. Nel video che ha fatto il giro della Rete si sente anche una telefonata al 911 di una cliente che segnala agli agenti la presenza di un uomo nero armato. In appena tre minuti gli agenti raggiungono il reparto e, dopo aver intimato al ragazzo di buttare la presunta arma, gli sparano. Ma, come dimostra il filmato, il giovane, impegnato nella conversazione telefonica e di spalle, non sente l’ordine dei poliziotti e cade ucciso subito dopo. Dopo i disordini di Ferguson scatenati dall’uccisione di Michael Brown e l’omicidio di Darrien Hunt davanti a un centro commerciale, questo episodio rischia di riaccendere la rabbia della popolazione nera americana. Soprattutto alla luce che il Grand Jury dell’Ohio non ha accolto le richieste della famiglia Crawford di aprire un’indagine federale per fare chiarezza sull’uccisione. Secondo il giudice, i poliziotti erano giustificati nelle loro azioni. I parenti indignati hanno detto: “La sorveglianza video e testimoni oculari dimostrano che l’uccisione di John Crawford non era giustificata né ragionevole. Lui si trovava lì come un cliente e non rappresentava una minaccia, né per i clienti né per i poliziotti”  di Carlo Valentino

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