Uno studio condotto da un team di criminologi in cinque città americane, per analizzare il tema del pregiudizio razziale nella polizia Usa e proporre eventuali soluzioni. Lo annuncia il segretario alla Giustizia dell’amministrazione Obama, Eric Holder. “Quanto successo a Ferguson conferma che c’è bisogno di migliorare le relazioni tra polizia e minoranze”, spiega Holder, con riferimento all’uccisione di Michael Brown, il 18enne disarmato freddato da un poliziotto nei sobborghi di St. Louis. Proprio nel giorno dell’annuncio di Holder, scoppia però un altro caso. Quello di Darrien Hunt, 22 anni, nero, anche lui ucciso dalla polizia in circostanze poco chiare.

Gli attimi finali della vita di Darrien si svolgono all’esterno di un centro commerciale di Saratoga Springs, Utah, mercoledì 10 settembre. Secondo la ricostruzione della polizia, il 911 riceve una chiamata all’alba che avverte che un ragazzo, “con una spada simile a quella di un samurai”, si aggira davanti al centro commerciale. Una macchina della polizia arriva subito dopo la chiamata. “Quando gli agenti cercano di stabilire un contatto con Mr Hunt” riporta la dichiarazione ufficiale del giudice della contea, “questi brandisce la spada e si allunga con la spada verso gli agenti, che a sparano”.

Questa, appunto, la versione ufficiale resa pubblica tre giorni dopo il fatto. A complicare le cose arrivano però delle videocamere. Molti degli esercizi commerciali del mall dove Darrien viene ucciso dispongono infatti di videocamere di sicurezza montate all’esterno. E le immagini registrate non sembrano confermare la versione ufficiale. L’incontro tra il ragazzo e gli agenti avviene di fronte a una banca, la Cyprus Credit Union. E’ lì che Hunt “brandisce la spada e si allunga verso gli agenti”. Il corpo dell’ucciso, come mostrano le immagini di un’altra videocamera, viene però trovato di fronte a un Panda Express Restaurant, alcune decine di metri più in là rispetto a dove sarebbe avvenuto il confronto tra il ragazzo e la polizia.

Come ha fatto Darrien ad allontanarsi di alcune decine di metri dal luogo dove sarebbe stato colpito? E quanti colpi sono stati sparati? Dubbi e accuse cominciano ad emergere, quando l’ufficio del procuratore della contea è costretto a una parziale e clamorosa correzione della versione precedente. “Mr Hunt è stato colpito una prima volta davanti alla banca”, e poi più volte alcune decine di metri più in là, davanti al ristorante. L’ufficio del procuratore dice di non sapere se il ragazzo continuava a brandire “la spada di samurai” anche sul luogo in cui si è definitivamente accasciato.

A rendere ancora meno credibile la versione ufficiale arriva però l’autopsia privata della famiglia di Hunt. Il ragazzo è stato colpito sei volte: alle spalle, alla schiena, al gomito, due volte a una gamba, a una mano. Tutti i colpi sono stati sparati da dietro. “Com’è possibile che uno si avventi con una spada contro gli agenti e venga colpito per sei volte alle spalle?” si chiede l’avvocato della famiglia Hunt, che a questo punto mette apertamente in discussione la ricostruzione delle autorità. Chi non ha dubbi è Susan, la madre – bianca – di Darrien, che ha dichiarato: “Lo hanno ammazzato perché era nero. Non avrebbero mai sparato a un ragazzo bianco in fuga con una piccola spada”.

Mentre l’inchiesta cerca di definire meglio quanto è avvenuto – i due poliziotti sono stati messi in congedo pagato e verranno interrogati nelle prossime ore; si indaga anche sullo stato di salute di Darrien e sul perché si trovava in quel centro commerciale all’alba – arriva l’annuncio del segretario alla Giustizia, che è pronto a pagare 4,75 milioni di dollari per un progetto che identifichi le cause del “pregiudizio razziale e migliori le relazioni tra polizie e minoranze”. Tra le città che saranno oggetto dell’inchiesta ci sono Chicago e New Haven, al centro di recenti proteste e disordini razziali. “Il modo in cui sei trattato quando la polizia ti avvicina è fondamentale”, spiega Holder, che spera in questo modo di placare il disagio e la rabbia di buona parte della comunità afro-americana per morti come quelle di Ferguson e Saratoga Springs; “punta di un iceberg – ha detto il reverendo Al Sharpton – di una situazione di razzismo e pregiudizio molto più vasta”.