A distanza di tre anni esatti dall’inizio di quello che ho definito il colpo di stato permanente, la Bce ha mandato un nuovo ultimatum all’Italia e agli altri paesi periferici della zona euro.

Vi ricordate la lettera di Jean Claude Trichet e di Mario Draghi del 5 agosto del 2011 da cui l’incubo ha avuto inizio? Si concludeva così: “E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”.

Beh, da Monti alle “riforme” di Renzi, passando per Letta, vale a dire tre primi ministri non votati da nessuno, il governo “con il pilota automatico” si sta adoperando in tutti i modi per mantenere fede al diktat. Ma, non a sufficienza, perché, ieri, dopo tre anni esatti da quella lettera, Mario Draghi è tornato alla carica: “Per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”.

Ulteriori cessioni di sovranità a paesi che già non controllano più la politica monetaria, fiscale e valutaria? Cosa vuole esattamente questo Signore? Principalmente non far perdere di vista l’obiettivo dei “vicerè” formalmente al potere: bisogna continuare con la macelleria sociale e le privatizzazioni-svendite selvagge per cui questi governi sono stati messi alla guida dell’Italia e non ci possono essere tentennamenti alle lacrime e sangue ulteriori che verranno richieste nel prossimo autunno. E, inoltre, Draghi ha voluto blindare il cosiddetto Modello Cipro, vale a dire il prelievo forzoso direttamente sui conti correnti che verrà probabilmente applicato come ulteriore non soluzione rispetto all’insostenibilità di un’unione monetaria fallimentare e fallita.

Mario Draghi, un signore non eletto da nessuno e che detta ordine agli Stati sovrani, ha fatto intendere quale sarà il passo successivo della nuova governance della crisi della zona euro: imporre ai Paesi dei contratti di riforma vincolanti firmati direttamente con la Commissione europea, attraverso cui i Paesi si impegnano, previa sanzione, a rispettare quanto firmato. In settimana la Commissione l’ha preannunciato per la Grecia; e, se vi ricordate, non è un’idea partorita a Francoforte o Bruxelles ma dal terzo asse del male: Berlino. Nel Consiglio europeo del dicembre scorso, come sappiamo grazie alla ricostruzione in esclusiva che fece Le Monde,

Angela Merkel propose questo strumento come un passo necessario per salvare l’euro. Al rifiuto della Spagna di Rajoy, che ha spiegato come fosse impossibile per lui giustificare un’ulteriore cessione di sovranità di fronte all’opinione pubblica, sapete che rispose Draghi? “Se non fate le riforme, perderete la sovranità nazionale”. All’epoca c’erano le elezioni europee di maggio come “ostacolo” e Angela Merkel ha proposto di rimandare la decisione al dicembre 2014. Draghi sta ora solo preparando il terreno.

Con la cessione di sovranità, con questa parola d’ordine impostaci da Maastricht ad oggi, passando per l’introduzione della moneta unica, cosa abbiamo ottenuto? Povertà di intere popolazioni, disoccupazione di massa e svendita dei beni pubblici. Ma alle oligarchie finanziarie europee ancora non basta, vogliono ancora di più: la totale distruzione degli Stati nazionali, ultimo ostacolo a un mercato globalizzato.

La sfida oggi in Europa è epocale ed è tra chi vuole riappropriarsi di quote importanti di sovranità (alimentare, energetica, valutaria, monetaria, fiscale… ) per poter tornare a incidere positivamente sulle condizioni di vita dei propri cittadini; e chi vuole, attraverso questi organismi sovranazionali continuare l’opera di dissoluzione delle democrazie nazionali con tutte le conquiste sociali realizzate negli ultimi decenni.

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